Una lettera aperta a tutte le più importanti istituzioni del Paese e della Regione in cui, utilizzando le stesse parole di Matteo Renzi nel discorso di presentazione del Patto per la Scuola, richiamano l’attenzione sul mondo della formazione professionale siciliana che due giorni fa è scesa in piazza per contestare l’attuale fase di stallo.

La Confap Sicilia chiede al Capo dello Stato, allo stesso premier, fino a Crocetta e ai parlamentari regionali di avere uguale dignità: “I giovani siciliani – si legge – che hanno scelto i corsi di Istruzione e Formazione Professionale (OIF/IeFP) non hanno la possibilità di vivere come i loro fratelli Italiani delle altre Regioni, non è permesso loro di iniziare l’anno scolastico come tutti, non è permesso loro di proseguire il corso professionale scelto, non è permesso loro di essere giovani studenti!”

Riprendendo ciò che Matteo Renzi ha detto appena il giorno dopo il suo insediamento a Palazzo Chigi, Confap Sicilia rileva che “la formazione professionale, quella buona, che noi diciamo di rappresentare, a testa alta e con la faccia pulita, ha il personale che non riceve il giusto compenso del lavoro quotidiano da più di un anno: eppure gli operatori sono sul loro posto di lavoro. Ma il pane serve: il pane quotidiano è loro negato!”

Secondo l’associazione in Sicilia è rimasto inapplicato “il rispetto del principio di “pari dignità” tra Istruzione e Formazione Professionale, ormai sancito da tutte le norme di Legge, sia per gli Allievi, che per gli operatori, che per gli Enti di Formazione”.

Confap ha quindi ricordato che oggi 2.500 minori in obbligo di istruzione, iscritti ai percorsi di formazione IeFP per l’anno 2014/2015, non hanno alcuna garanzia in merito alla prosecuzione del loro percorso scolastico, che per tutti inizierà, invece, a breve. Inoltre nella lettera si specifica che oltre 3.500 allievi minori iscritti alle terze annualità dell’anno scolastico 2013/2014, non ancora in aula dopo oltre 12 mesi dal naturale avvio delle attività, “non possono fruire del loro diritto e di fatto hanno “perduto” un anno della loro vita e si trovano in dispersione scolastica e fuori da ogni circuito didattico, facili prede di tutte le mafie”.

Le ultime parole sono per gli “oltre 1.500 Operatori, che continuano a garantire il servizio, soffrono per la mancata corresponsione degli emolumenti, con ritardi da 10 a 24 mensilità, tali da aver generato condizioni di emergenza sociale per le famiglie coinvolte”.

Un’altra organizzazione sindacale, lo Snal Confsal Formazione Professionale, ieri ha annunciato di avere avviato attraverso dei legali “una class action di tipo risarcitorio per la colpevole inerzia dell’amministrazione: in relazione al mancato pagamento delle retribuzioni già maturate da oltre un anno (oltre i 2 anni in qualche caso), creando, per questa via, grave e reiterato nocumento economico, patrimoniale e morale agli stessi operatori”.

Infine, secondo quanto riferito in una nota, sarebbe stato consegnati agli avvocati, “un imponente dossier documentale per verificare quali siano i profili penalmente rilevanti del comportamento dell’amministrazione regionale retta dal trio Crocetta – Scilabra – Bruno. Questo sia sotto il profilo dell’inerzia (mancata attivazione delle forme di sostegno al reddito per i lavoratori incolpevolmente sospesi e/o licenziati; mancata attivazione della mobilità secondo quanto disposto dalle Leggi e dal CCNL di comparto; mancata convocazione per la prosecuzione delle procedure di CIG in deroga; Il mancato rispetto delle norme legislative regionali a tutela del comparto e dei suoi operatori) e sia sotto il profilo delle azioni condotte in danno degli operatori stessi”.