La notizia non è arrivata da fonti governative bensì dall’autorevole Presidente della Commissione Bilancio l’On.le Vinciullo. Si sbloccano le procedure per avviare la nuova annualità della Formazione Professionale in Sicilia.

Le reazioni da parte dei soggetti coinvolti in questa vicenda sono di segno opposto, tutte più o meno rintracciabili sui social network.
Da un lato chi lamenta che si riprenderà ad alimentare la macchina mangiasoldi più evidente della Sicilia, posizione ufficiale in ambito politico della rappresentanza grilina in Assemblea Regionale, dall’altro chi nutre speranza per la riattivazione di un comparto produttivo che comunque crea reddito a circa 7 mila famiglie valutando positivamente, o forse sopravvalutando, anche il contenuto sociale che il servizio di Formazione Professionale offre ad un territorio dove la disoccupazione giovanile è giunto a livelli inauditi.

La circostanza singolare è che la notizia della prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale sia arrivata grazie non ad una comunicazione dell’Assessore competente, non da parte del Governo della  Regione, non da parte del Dirigente Generale responsabile di settore. Da quelle fonti il silenzio resta vivo nel bel mezzo delle pastoie burocratiche e dei rimpasti di governo.

Ma il 6 Novembre, dice l’On.le Vinciullo, gli avvisi verranno pubblicati in Gazzetta. Dovrebbero decorrere da quel termine i 45 giorni entro i quali i proponenti potranno presentare le relative richieste di finanziamento insieme all’attivazione delle procedure per il nuovo accreditamento degli enti formativi. Dopo questi 45 giorni, e siamo già in prossimità del Natale, si avvieranno le procedure di valutazione  non si sa bene di quanti progetti formativi e da parte di quanti soggetti proponenti.

Supposto che l’iter valutativo del nuovo piano formativo parta sotto le feste di Natale, che entro la fine del mese di gennaio abbia esito una prima graduatoria provvisoria, che questa graduatoria sia sottoposta alle verifiche di legge, superi gli eventuali ricorsi degli esclusi, il vaglio della corte dei conti e tutti i passaggi burocratici che sebbene legittimi e opportuni rallenteranno tutto il percorso, le attività degli enti ripartiranno presumibilmente in un periodo a cavallo tra Marzo e Aprile del 2016.

La domanda sorge spontanea su questa ipotesi di calendario che porta con se una dotazione finanziaria di oltre 160 mln di euro: che ne sarà stato da qui a marzo 2016 dei dipendenti degli enti di formazione che al momento stanno concludendo le attività in attesa di conoscere forma e sostanza dell’eventuale prosecuzione dell’erogazione dei servizi?

La risposta è facile, purtroppo: saranno stati licenziati, tutti o parte di essi. Tutti coloro che lavorano in enti in cui l’attività esclusiva o prevalente è costituita dal servizio di Formazione Professionale.
Non ci sono fondi stanziati per i contratti di solidarietà, niente fondi per la cassa integrazione. Una soluzione triste e concreta soltanto è credibile: il licenziamento da parte dei datori di lavoro o le dimissioni per giusta causa da parte dei dipendenti che hanno in molti casi maturato più di due stipendi arretrati continuativi.

Ed è l’unica via d’uscita, temporanea o definitiva, sia per gli Enti che per i loro lavoratori. L’unica certezza su cui  possano ragionare i dipendenti è l’indennità di disoccupazione, la cosiddetta Naspi. Due anni di indennità con fondi messi a disposizione da Renzi per tutti i comparti produttivi su tutto il territorio nazionale.
Chi può esca quindi da questa avventura della Formazione  in Sicilia. Del resto si tratta di una avventura a termine. Forse un anno solo di attività finanziata dalla prossima programmazione comunitaria. Dopo il 2016 sarà il buio definitivo e forse da allora, solo da allora, chi sarà riuscito a giustificare la propria presenza sul mercato della formazione su basi produttive potrà rimanere sul campo. Gli altri a casa per sempre. Ed è pure giusto che sia così.

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