Poveri e dannati. Per i formatori siciliani la coperta è corta. Ridurre gli stipendi più alti per riassumere i lavoratori licenziati, obbligando gli enti di formazione, in cambio di somme extra, a riassorbire tutti i dipendenti che hanno perso il lavoro negli ultimi due anni. La formazione siciliana riparte da qui. Diversamente, si rischiano dai 1.400 ai 2 mila esuberi.

Il bando pubblicato lo scorso agosto, che consentirebbe di riattivare le attività formative, prevede 167 milioni di euro per il 2016. E con questi soldi bisognerà fare i conti entro l’autunno, prima che l’avviso scada. Per il 2017, semmai la riforma dovesse essere approvata dall’Ars, si vedrà.

I tecnici dell’assessorato alla Formazione, guidato dall’assessore Mariella Lo Bello, hanno stimato che, mettendo a disposizione 129 euro per ogni ora di lezione, potrebbero lavorare 5.900 persone. Cioè, anche tutti i lavoratori che hanno perso il lavoro.

Adesso si tratta di trovare un’intesa tra i sindacati e gli enti di formazione, a cui sarà garantito un tetto di 1350 ore per predisporre progetti formativi che prevedano il reinserimento dei licenziati.