“Forza Italia per intenderci non dovrà indire congressi ma convention, sarà come un grande comitato elettorale all’americana, chiamato in causa per le elezioni, per entrare poi in letargo. Non ci saranno segretari regionali, ma manager attivi sul territorio”. Daniela Santaché, fedelissima di Silvio Berlusconi, tra coloro che più di tutti lavora alla nascita di Forza Italia 2.0, ha già chiarito come sarà il nuovo partito del Cavaliere.

Il vicepremier Angelino Alfano, attuale segretario del Pdl, in un intervento a Porta a Porta, lancia però una stilettata alla Santanché:  “Stiamo accelerando il progetto di ritorno a Forza Italia che è in stato avanzato e pressoché irreversibile. Capisco quindi la gioia di Daniela Santanché che non ha mai fatto parte di Forza Italia e potrà finalmente esordire in questo partito”.

E in Sicilia come sarà la nuova Forza Italia? I pidiellini di Sicilia fanno muro contro l’ipotesi, anche se alcuna bocciatura ufficiale.  Uno dei coordinatori regionali, Giuseppe Castiglione, dice di non saperne nulla. L’altro, Dore Misuraca, spera che “questo tentativo non serva a depotenziare il ruolo di Alfano”. Il sottosegretario Simona Vicari si dice favorevole al ritorno di Forza Italia, bocciando però la possibile guida di Gianfranco Miccichè. Il leader di Grande Sud, nel corso dell’assemblea regionale campana del partito arancione, svoltasi a Napoli, apre all’ipostesi del ritorno al 1994:  “Se nascerà Forza Italia 2.0 questa diventerà il nostro migliore alleato. Non certo questo Pdl che non esiste più come partito, fatto in buona parte di politici di cui la gente non tollera più nemmeno i nomi”.

Molti però esprimono freddezza verso il progetto berlusconiano. Il parlamentare nazionale etneo Basilio Catanoso afferma che “non è un problema di nomi ma di contenuti e prospettive”. A Catanoso, gli fa eco a distanza il comisano Giorgio Assenza, secondo il quale ad “oggi si tratta solo di enunciazione giornalistica poiché di programma serio dal punto di vista politico e istituzionale c’è ben poco. Dobbiamo capire che se l’intenzione è quella di tornare alla Forza Italia delle origini con l’esclusione della componente ex An. In questo caso sarebbe un progetto che al sottoscritto non interessa affatto”. “Noi restiamo nel Pdl” – afferma il deputato regionale Vincenzo Vinciullo.

E non sembrano interessati anche i dissidenti berlusconiani, coloro i quali hanno preso strade di diverse, e bollano l’iniziativa come “inconcludente”. Da Francesco Musotto a Carlo Vizzini, da Michele Cimino a Domenico Nania è un coro di voci contrari, ma si resta comunque in attesa, soprattutto di capire cosa farà il governo delle larghe intese di Enrico Letta.

Getta acqua sul fuoco il senatore Vincenzo Gibiino del Popolo della Libertà, già coordinatore provinciale di Forza Italia a Catania dalla fondazione al 2009, che apre al progetto. “Solo Berlusconi e nessun altro può guidarci lungo questo nuovo corso, al di là delle mille dichiarazioni e delle sterili polemiche delle ultime ore. Sono certo che il sostegno e l’entusiasmo dei moderati italiani non verranno mai meno”.