Esplode la protesta spontanea dei lavoratori, al petrolchimico di Gela, dopo la decisione dell’Eni di non riavviare la produzione della raffineria, ferma dal 15 marzo per un incendio. Gruppi di operai presidiano i cancelli della fabbrica bloccando gli automezzi pesanti in entrata e in uscita.

Avviato lo sciopero del lavoro straordinario nel diretto e nell’indotto, così come proclamato dai sindacati confederali. Dalle vie d’accesso allo stabilimento transita solo il personale turnista.

La direzione aziendale ha comunicato che non intende rimettere in marcia gli impianti perché la raffineria è in forte perdita anche a causa di una sovrapproduzione di carburanti a fronte di un sensibile calo della domanda.

Bloccati perciò gli investimenti programmati per Gela che ammontavano a 700 milioni di euro, destinati alla riqualificazione produttiva e alla riconversione del sito.

I sindacati temono che il petrolchimico possa diventare deposito costiero con la spedizione del petrolio estratto nei giacimenti gelesi e l’arrivo di carburanti da altri stabilimenti di raffinazione.

Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto l’immediata apertura di un tavolo qualificato di confronto per il rispetto dell’intesa firmata nel 2011, proclamando nel frattempo un pacchetto di 24 ore di sciopero da programmare per le prossime settimane.