“Sulle raffinerie, Crocetta deve adesso passare dal dibattito con i lavoratori all’azione istituzionale inchiodando l’Eni alle sue responsabilità sugli investimenti su cui ci sono già accordi sottoscritti, che non possono essere cancellati con un colpo di spugna in cambio di vaghe promesse, e sul risanamento ambientale”.

Lo dice Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia intervenendo nella vertenza sul nuovo progetto industriale dell’Eni, che mette in discussione, oltre ad altri stabilimenti italiani, la raffineria di Gela e il petrolchimico di Priolo e su cui ieri si è registrata la rottura delle trattative con i sindacati nazionali di categoria.

“Per quanto riguarda l’ambiente voglio sottolineare che non siamo disposti ad accettare che al danno si aggiungano le beffe – continua Pagliaro -. In un momento in cui a rischio potrebbero essere migliaia di posti di lavoro e interi siti industriali la Regione deve fare fino in fondo la propria parte, trovando tutte le strade possibili per inchiodare l’Eni alle proprie responsabilità”.

Pagliaro sottolinea :“In tema di politiche industriali, al governo Crocetta chiediamo di fare in modo che non si vada incontro ad altri fallimenti, con l’abbandono da parte dei grandi gruppi, ma anche con accordi che restano sulla carta. Noi chiediamo che l’investimento di Eni per la Sicilia sia confermato, che costituisca anzi un punto di partenza- afferma- e per questo ci batteremo fino in fondo. Chiediamo anche che su più recenti accordi che delineano prospettive industriali aggiuntive, come quello con Assomineraria e le aziende petrolchimiche, si avvii la contrattazione di anticipo definendo cronotappe e affidamenti certi per passare dal vago a un concreto percorso di sviluppo”.

Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil siciliane chiedono al presidente della Regione un incontro urgente per discutere delle iniziative che vanno intraprese per “fare rientrare un piano industriale penalizzante per gli stabilimenti siciliani da parte di un ente che invece di rispettare gli accordi già siglati si sta orientando a investire fuori dall’Italia”.

“La situazione –  dicono Giuseppe D’Aquila (Filctem), Franco Parisi (Femca) e Antonio Ferro (Uiltec) – è esplosiva, non si può più perdere tempo”. Mentre sollecitano l’intervento delle istituzioni regionali, in  sede locale i sindacati affilano le armi della protesta. “La risposta all’ambiguità di Eni sarà durissima- affermano D’Aquila, Parisi e Ferro- non possiamo rischiare la desertificazione industriale. Per questo chiediamo un incontro al Presidente Crocetta- sottolineano- : tutta la Sicilia deve inchiodare alle sue responsabilità Eni che non può pensare di fare business e speculazioni finanziarie  a spese dei nostri territori”.

I sindacati ricordano che “l’Eni nell’incontro  di ieri a Roma ha proposto un percorso vago che parte dallo stop agli investimenti programmati, per quanto riguarda la Sicilia sulla raffinazione  a Gela e sulla chimica a Priolo. Questo- sottolineano- è inaccettabile, l’Eni deve gettare la maschera e comunque assumersi la responsabilità di scelte che sono state fatte nel recente passato e che sono anche il frutto delle lotte e degli accordi raggiunti con i sindacati che non hanno fatto venire meno il proprio contributo”. I tre segretari affermano che “non può essere consentito all’Eni di scappare dalla Sicilia: chimica e raffinazione sono tutt’oggi una risorsa, nell’isola possono essere costruiti poli di eccellenza, bisogna realizzare gli investimenti, ad essi non intendiamo rinunciare”.