Lavoratori dell’indotto in ginocchio al petrolchimico Eni di Gela. Questa mattina, dopo un periodo di apparente calma, gli operai, sono tornati a presidiare l’ingresso principale della fabbrica, inscenando un sit – in.

Quasi 200 di loro, appartenenti alla “Smim Impianti” e all'”Elettroclima” non potranno più usufruire degli ammortizzatori sociali, scaduti ieri. Accanto a loro, a presidiare i cancelli, anche le tute blu delle altre imprese che orbitano nel petrolchimico.

“Siamo senza prospettive, non abbiamo garanzie per il nostro futuro”, hanno sottolineato le maestranze. Già per tutto il mese di novembre, i dipendenti delle aziende dell’indotto, avevano protestato durante le sedute del consiglio comunale e occupato in maniera pacifica l’aula consiliare del Palazzo di Città, reclamando l’intervento della classe politica.

Si attende l’avvio di un negoziato al Ministero del Lavoro, per attivare tutte le procedure previste per Gela, dopo l’impegno assunto dal Governo nazionale di dichiarare Gela “aria di crisi complessa”. Impegno assunto in occasione della firma del protocollo sul piano di riconversione del sito di Gela. La protesta, hanno annunciato i lavoratori, proseguirà ad oltranza.