E’ il giorno della grande mobilitazione a Gela. La cittadina scende in piazza con tutta la Sicilia al fianco contro la chiusura del Petrolchimico.

Sciopero generale e corteo con tir al seguito nella città della provincia di Caltanissetta che sorge ai margini della Sicilia, lontano da tutto e da tutti. Uno sciopero per la vertenza Eni: tutte le categorie produttive, commercianti, studenti, partiti, sindaci e delegazioni dei poli chimici siciliani scenderanno in piazza contro la chiusura della raffineria e in difesa di 3.500 posti di lavoro.

Lo hanno proclamato Cgil, Cisl e Uil  che hanno anche organizzato una manifestazione alla quale parteciperanno la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, il segretario generale nazionale della Uiltec Uil, Mario Pirani, il segretario generale della Cisl Sicilia, Maurizio Bernava. Concentramento al museo archeologico, dove i tre sindacalisti tengono i comizi. Saranno presenti anche i segretari generali di Cgil e Uil Sicilia, Michele Pagliaro e Claudio Barone.

Le segreterie provinciali dei tre sindacati hanno anche scritto una lettera ai sindaci della provincia di Caltanissetta per sollecitarne la presenza alla manifestazione con i rispettivi gonfaloni dei comuni e per chiedere la partecipazione anche dei consigli comunali e dei cittadini. “Questo- scrivono- per dare un segno tangibile della richiesta al governo nazionale di guardare con maggiore attenzione alle problematiche occupazionali del comprensorio e per esprimere l’esigenza di un rilancio produttivo delle nostre realtà”.

I sindacati segnalano che “dalla chiusura o dal ridimensionamento della raffineria deriverebbe la perdita non solo dei posti di lavoro del diretto e dell’indotto, ma anche l’impoverimento della città di Gela, con conseguenze nefaste per tutti: commercianti, artigiani, professionisti”. Analoga lettera è stata inviata ai presidenti degli ordini professionali.

“Al Presidente del Consiglio Renzi – afferma il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro- vogliamo dire che la vertenza Gela, costituisce per il suo governo un banco di prova, ed è la possibilità di riscatto di una politica industriale nazionale che non ha mai guardato al Mezzogiorno”.