La prima cosa che bisogna sapere di Gianni Palagonia è che questo non è il suo vero nome, ma uno pseudonimo che un poliziotto vecchio stampo si è dovuto dare per proteggere se stesso e la propria famiglia.

Proteggersi da chi? Dalla mafia, prima di tutto; quella brutta cosa che avvilisce l’assolata terra di Sicilia, a tal punto che la gente fugge, cerca rifugio al Nord. Gianni era di Catania; lo è stato per tanti anni e lo rimarrà sempre nel profondo. Tuttavia oggi vive in una città settentrionale, diversa anni luce dalla dura realtà etnea.

Ma lui la sua sicilianità non riesce proprio a dimenticarla, così come non dimentica i motivi che lo hanno spinto a diventare uno “sbirru“. Poteva finire come tanti ragazzi, indemoniato dalle prospettive di soldi facili…POCHI, MALEDETTI E SUBITO!

Ma è grazie a certi eventi raccontati nel suo primo libro, “Il silenzio“, giunto alla seconda ristampa ed edito da Piemme, che il giovane Gianni Palagonia decide il proprio futuro in Polizia. Non è solo un romanzo. È vita vera, vissuta con l’intensità di un ragazzo che ai richiami della malavita preferisce rispondere con fermezza e giustizia.

Il Silenzio di chi sa e non parla o, talune volte, il logorroico e cialtronesco pentitismo di uomini d’onore finiti in disgrazia; che pur di salvarsi la pelle decidono di vendere fumo negli occhi a uno Stato vecchio, mezzo muto e un po’ sordo. Leggendo i capitoli, scorrevoli ed eleganti, si comprendono cose che a Catania vengono considerate tabù.

Grazie all’opera di Palagonia riusciamo a capire pienamente quello che è l’humus criminale di una città che, per anni, è rimasto nascosto e accoccolato ai piedi di un gigante sbruffone. Gianni ama la sua città ma più di tutti ama l’idea di ripulirla da mafiosi e truffatori! Un compito arduo, faticoso, che molto spesso non viene ripagato.

Per lui è una missione di vita; una preziosa lezione da impartire a quella parte di suoi concittadini che rimangono fermi dinanzi a un bivio. Da una parte il lento genocidio degli ideali, la mala, la spavalda convinzione di essere onnipotenti; dall’altra la soddisfazione di non farsi sottomettere dalla prepotenza e di camminare a testa alta, sempre. Difficile dire se il Gianni poliziotto sia alla fine riuscito nel suo intento…Ma il Gianni uomo ha certamente dato una brusca scossa a chi, fortunatamente, ha avuto modo di scambiarci due parole o leggere i suoi racconti.

La sua vita di bimbo, di adolescente e infine di uomo, sono un richiamo alla legalità che impermea la mente del lettore. Chi ha visto una fiction poliziesca deve subito dimenticarsene. Perché il poliziotto deve fare i conti con pochi soldi e attrezzature; armati solo della propria buona volontà. Lo ha compreso lui e lo hanno capito anche i suoi inseparabili colleghi, caduti in un modo o nell’altro; sbattuti e maltrattati da più sistemi, ma non del tutto scofitti.

“Il Silenzio” è un libro diverso da tanti. Affronta l’argomento mafia dall’interno; vista con gli occhi di un poliziotto che non demorde. Per Palagonia il miglior poliziotto è quello che ha nel suo carattere la curiosità e l’intraprendenza; in poche parole: la “sbirrittagine”. Una qualità che l’ha portato molto spesso a capire prima degli altri il vero animo di gente apparentemente onesta; una caratteristica che lo porterà a soffrire per le sorti di tante persone attorno a lui, ma che sarà anche la sua miglior difesa.

Gianni e i confidenti; Gianni e il suo primo amore; Gianni e i silenzi di chi è più in basso o più in alto di lui. Con questo scritto ci racconta come, in maniera incredibile, lui e i suoi fidati colleghi (e amici), siano riusciti a catturare i latitanti più pericolosi; con questo libro il Gianni scrittore lascia intravedere le proprie tecniche di polizia giudiziaria, spiegandole in maniera che tutti possano capire e apprezzare.

Chi non è “sbirro” come Gianni, ha finalmente la possibilità di ricredersi e capire che avvolto da una divisa, vive un uomo coi suoi ideali di giustizia e libertà. Un pantalone grigio con riga rossa; una giacca blu e un cappello con l’acquilotto dorato. POLIZIOTTI, è vero… Ma uomini prima di tutto.

Di questo Gianni sembra esserne fiero, a tal punto che nel suo secondo libro, “Nelle mani di nessuno” (edito da Piemme), il suo essere uomo incalza in maniera più prorrompente, mescolandosi alla sua “sbirrittagine”.

Non a caso ci fa sbirciare con più convinzione nella sua vita privata, lasciandoci sentire partecipi delle sorti della sua famiglia. Il suo secondo libro parla di una mafia diversa, di una malavita che ha messo le mani anche al Nord. Lui, costretto a emigrare come fanno tante vittime meridionali, trova all’inizio un po’ di disagio nel capire il nuovo ambiente e le nuove situazioni investigative.

Poi però scatta l’inevitabile molla che ha caratterizzato da sempre la sua vita, consegnandolo definitivamente all’attività di contrasto ai poteri forti. Prima il “Silenzio” di chi poteva parlare e non lo ha fatto…adesso in maniera sconfortante ci troviamo catapultati in una realtà che ci fa gridare allo scandalo. Palagonia, come sempre, ci mette tutto l’impegno possibile…ma purtroppo il suo giudizio non cambia.

Ancora oggi l’Italia è nelle “mani di nessuno”? Il finale si preannuncia caldo, scottante…uno di quelli che oserei definire da “cardiopalma”. Onore al Gianni Palagonia poliziotto e complimenti al Gianni Palagonia scrittore