Questa mattina, presso l’Auditorium Rai di Palermo, molti giovani provenienti da 10 Paesi Europei (Albania, Bulgaria, Croazia, Estonia, Grecia, Italia, Macedonia, Portogallo, Repubblica Ceca e Romania) hanno preso parte al seminario – dibattito: “Perception of organized crime and role of media”, che rientra all’interno delle attività del progetto europeo WAWES OF CITIZENSHIP, WAWES OF LEGALITY, promosso dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone e finanziato dall’EACEA (The Education, Audiovisual and Culture Executive Agency).

Ad apertura dell’incontro la professoressa Maria Falcone, presidente della Fondazione ha rivolto i suoi saluti di benvenuto ai 50 presenti e sottolineato l’importanza che riveste il progetto nel farsi promotore della partecipazione della società civile nella lotta alla criminalità organizzata a livello transnazionale.

“Ricordo sempre – ha affermato – che in Italia la “vera” guerra alla mafia si è scatenata dopo la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, quando la società civile è scesa in piazza e ha chiesto a gran voce allo Stato un’azione contro il crimine organizzato degna di uno Stato civile. Negli anni l’Italia ha raggiunto un livello di competenza esemplare nella lotta alla mafia, sia dal punto di vista legislativo che operativo, ed è per questo che può essere da esempio per gli altri stati. Mi auguro che partecipare a queste attività possa essere per voi giovani un’esperienza formativa rilevante” Interpretando una frase del Presidente John Kennedy, ripresa spesso dal fratello Giovanni, ha concluso: “Non chiedetevi cosa possono fare per voi i vostri stati, ma cosa potete fare voi per i vostri stati. Vi lascio al vostro lavoro augurandovi un futuro da cittadini esemplari”.

Salvatore Cusimano, direttore di RAI Sicilia, ha raccontato di aver iniziato la sua carriera di giornalista nello stesso periodo in cui Giovanni Falcone iniziava il suo percorso di magistrato presso il Tribunale di Palermo. Sullo sfondo immagini di repertorio del giudice Falcone, messe a disposizione dall’emittente regionale, hanno consentito ai presenti in auditorium di vedere con i loro occhi la storia dell’antimafia.
“Nelle nostre teche c’è tutta la storia della lotta alla mafia. La RAI ha svolto un ruolo importante in quegli anni, ha capito quanto fosse importante aumentare il lavoro di informazione sul fenomeno mafioso e ha sviluppato un’alta specializzazione. L’intero maxiprocesso è stato seguito, registrato e mandato in onda dalle emittenti RAI, così come quello di Bruno Contrada e di Giulio Andreotti. Il ruolo dei media e della RAI è stato importantissimo nel documentare la rivoluzione-reazione di lotta alla mafia partita dalla società civile e la risposta data dallo Stato”.

Il progetto procederà nei prossimi giorni con altri due incontri, il primo presso la cooperativa sociale “Libera-mente” di Cinisi che si occupa della gestione di beni confiscati alla mafia, previsto per il 20 maggio pv., il secondo presso la Facoltà di legge dell’Università di Palermo, il 22 maggio, che vedrà la partecipazione dei rappresentanti delle Associazioni Studentesche Universitarie. Infine i ragazzi prenderanno parte alla cerimonia conclusiva che si terrà presso l’Aula Bunker di Palermo, il 23 maggio, in occasione delle commemorazioni per le stragi di Capaci e via D’Amelio.