Mafia e mafiosità anche tra i più piccoli. L’infanzia negata e la criminalità giovanile sono stati i temi trattati nel corso dell’incontro, organizzato dall’Associazione nazionale antimafia Alfredo Agosta, con la collaborazione di PiazzaGrandeAdv, all’istituto Polivalente De Nicola di San Giovanni La Punta, nell’ambito delle iniziative per sensibilizzare i più piccoli ai concetti di legalità e antimafia. Erano presenti anche gli studenti dell’Istituto comprensivo Dalla Chiesa.
Insieme all’ispettore Giuseppe Agosta, figlio di Alfredo, maresciallo dei Carabinieri ucciso dalla mafia nel 1982, a Fausto Sanfilippo, a Mariolina Malgioglio, rispettivamente presidente e avvocato dell’associazione, e alla dirigente del Polivalente, Antonella Lupo, a relazionare ai ragazzi del terzo e del quarto anno è stato Fabio Regolo, Pubblico Ministero alla procura di Catania, che ha parlato delle difficoltà nell’affermare i concetti di legalità, all’interno di un sistema in cui l’atteggiamento di molti impedisce un cambiamento culturale.
“Mettete da parte gli atteggiamenti di “mafiosità” – ha detto rivolto al folto pubblico – e fate gruppo perché da soli non si va da nessuna parte. Tenete gli occhi aperti – ha aggiunto – e approfondite ogni cosa: la cultura è l’autodifesa per capire, distinguere ed esercitare il libero arbitrio”.
Regolo ha elogiato il ruolo della scuola e degli insegnanti, punti di riferimento per i più giovani, che devono essere seguiti e affiancati nel proprio percorso di crescita, anche dalla Giustizia, che non può prescindere dalla conoscenza del contesto e delle dinamiche della società. E ha invitato il pubblico a collaborare con le istituzioni, mettendo a disposizione il loro punto di vista, senza contrasti. “Dobbiamo camminare insieme – ha proseguito – come comunità, vivendo nel rispetto delle regole e della dignità”.
Regolo ha poi ricordato le vittime di mafia, dai giudici Falcone e Borsellino, a quelle meno note ma ugualmente trucidate per aver detto no. O semplicemente per essere imparentate con un boss. Come Rita Atria, la giovane ragazza che, a soli 16 anni, si ribella, dopo aver assistito insieme al fratello, all’omicidio del padre, boss locale. E per questo viene allontanata da casa e poi, una volta isolata, si toglie la vita. “Ognuno di noi è un eroe – ha concluso – quando fa il proprio dovere e vive a schiena dritta e a cuore alto”.
Soddisfatto Giuseppe Agosta, anche per l’entusiasmo mostrato dalla platea che ha partecipato, rivolgendo numerose domande.
“Mi sento orgoglioso di essere il figlio di un uomo che ha lottato per lo stato – ha affermato – e mi sento fiero della strada che ho intrapreso, con la mia attività lavorativa. Incontri come quello di oggi – ha aggiunto – mi riempiono di felicità perché mi danno la conferma che, quanto intrapreso con gli studenti, sia un percorso di crescita non  solo per i più giovani, ma anche per noi”.