“Renzi burattino delle banche, noi servi di nessuno”: sono queste le parole apparse su uno striscione in occasione dello sciopero del 17 ottobre a Catania. Un mese dopo, i ragazzi tornano a manifestare.

Il 17 novembre, i giovani dei licei catanesi si incontreranno in piazza Roma alle 9.00 per la Giornata internazionale degli studenti e per continuare la protesta contro la Buona Scuola. 

Quella di domani non è una data casuale perché, oltre a celebrare il diritto di espressione degli studenti, si commemorano i professori e i ragazzi cecoslovacchi che, il 17 novembre del 1939, furono giustiziati senza processo dai nazisti. ‘Ricordare il passato e lottare per il diritto allo studio’ è l’obiettivo dei liceali catanesi, che già da giorni si preparano alla manifestazione, guidati dal Koordinamento Autorganizzato, collettivo studentesco che ha partecipato anche agli scioperi degli scorsi mesi.

“Noi, come studenti – spiega Ludovica Intelisano del Koordinamento Autorganizzato – protestiamo contro la Buona Scuola nei suoi aspetti negativi, come l’alternanza scuola-lavoro che, da una parte penalizzerebbe i licei e dall’altra creerebbe manodopera non retribuita già a partire dei 14 anni. Ma anche contro i finanziamenti privati alle scuole o la nuova figura del preside “sceriffo”: ci si ritrova una scuola-azienda e un’istruzione totalmente legata alla logica del profitto, non dovrebbe essere così”.

I ragazzi dei licei catanesi si sono incontrati durante la scorsa settimana per costruire insieme la manifestazione che si terrà domani e, proprio accanto agli studenti, vi sarà anche il Comitato di lotta per la casa, nato a sostegno delle famiglie che necessitano di una casa. Circa un mese fa, il comitato ha bloccato gli uffici comunali in segno di protesta, denunciando la situazione abitativa di Catania, in particolare gli sfratti e le numerose richieste di abitazioni popolari, a fronte di poche assegnazioni.

“Dopo tutto ciò che sta accadendo in Italia, – continua Ludovica Intelisano –  ritenevano interessante creare un momento di piazza comune con il Comitato lotta per la casa perché è inutile parlare di diritto all’istruzione se poi non si ha una casa, dove poter crescere e studiare. Il Comitato richiederà l’assegnazione per le famiglie di un bene pubblico, come può essere un bene confiscato alla mafia”.