“Se non si è in grado di fare le cose, si vada a votare. I deputati regionali non abbiano paura del voto”

L’affondo viene dal leader confindustriale Antonello Montante che ha preso parte, stamani al forum “sulla situazione economica regionale e sulle fibrillazioni inconcludenti che attraversano le forze politiche dell’Isola” del centro Pio la Torre.

Un attacco inatteso quello di Montante che ha proseguito: ” Si dimostri che si vuole il bene dei siciliani. La situazione è drammatica. Una regione che si rispetti ha un piano industriale che qui manca. Lo diciamo da anni, ma nessuno ci ascolta. Mettiamo su carta quello che serve e quello che occorre fare e impegniamoci a metterlo in atto davanti a tutti. Bisogna fare come Renzi che ha fatto scelte concrete ed è stato premiato. La Sicilia deve allinearsi a quello che sta accadendo a Roma”.

“Renzi – ha aggiunto – ha trovato una sponda nel Parlamento. Qui la giunta è miope, non riesce a fare scelte condivise forti e drastiche come ha fatto il premier che ha puntato a esempio il dito sulla burocrazia. I direttori generali sono frutto della spartizione politica”.

“Bisogna alzare il tiro, compiere azioni e percorsi radicali per attirare l’attenzione del governo centrale. Se necessario – continua Montante – siamo pronti anche ad andare in piazza, a recarci tutti a Roma, non solo però sindacati e imprese. Occorre fare capire a Renzi la situazione e come bisogna rispondere. L’Italia è messa male, ma la Sicilia sta molto peggio e serve un intervento forte della Capitale”.

Montante vorrebbe consegnare al Premier “un documento firmato da tutti in cui descriviamo la Sicilia reale, i problemi del governo, le divisioni nel Pd che sono tra le cause dello stallo, indicando quello che serve, quello che vogliamo, le soluzioni possibili, e inchiodando il governo di Roma alle sue responsabilità avendo anche il coraggio di far commissariare l’isola se serve”

Ad attaccare il governo non è solo Montante ma anche i sindacati. “A distanza di oltre un anno e mezzo di governo, siamo a un livello di forte rischio – ha detto il segretario generale della Cgil sicilia Michele Pagliaro -. Vacilla anche la coesione sociale. Cosi’ è valida quella che è più di una provocazione del Centro Pio La Torre: o si cambia o si voti. La Sicilia non è più in grado di sostenere questo immobilismo della politica e del governo, con il manifatturiero che crolla, imprese che chiudono, 160.000 posti di lavori persi negli ultimi anni. Di fronte a tutto questo non si fa nulla. In questo modo si va a sbattere”.

“La manovrina darà solo qualche settimana di respiro ai lavoratori – ha concluso Pagliaro – ma c’è oltre mezzo miliardo di euro di spesa pubblica bloccata che bisogna liberare”.

Parla di economia di guerra il segretario della Cisl Maurizio Bernava: “Si dovrebbe parlare con coraggio e umiltà non con arroganza. Mi pare che in Sicilia questo non accada. il governo continua a pensare come se fossimo in una situazione normale. Per recuperare risorse occorre un’azione seria sull’evasione fiscale.  Invece la politica siciliana ci considera tutti dei tappetini da usare a proprio uso e consumo”.

“Ci sono 700 milioni di investimenti pronti per la Sicilia da parte di Eni ma la Regione non si presenta ai tavoli ministeriali – denuncia Claudio Barone, segretario generale della Uil, il sindacato più morbido fino a qualche settimana fa -. E’ stato evitato il licenziamento di 40 mila precari ma questo non basta se non si creano, parallelamente, le condizioni per lo sviluppo. Ora a rischio ci sono gli stipendi dei dipendenti degli Ato rifiuti ma perfino l’intero sistema della sanità-. Questo è un governo equilibrista che fino ad ora è stato fortunato ma rischia di inciampare in qualsiasi momento”