Ospite d’eccezione ieri pomeriggio a Modica per la mostra di Giuseppe Colombo, quando intorno alle 18 al Convento del Carmine è giunto il maestro Piero Guccione, accompagnato da Tonino Cannata, sovrintendente della Fondazione Teatro Garibaldi ente che ha promosso la manifestazione. Con i due era il sindaco Ignazio Abbate.

Il maestro si è soffermato su ogni opera in mostra e si è detto compiaciuto dei processi maturati da Colombo nella tecnica e nelle tematiche della sua pittura. “E’ stata una grande emozione – ha commentato Colombo – poter abbracciare il maestro Guccione nello scenario di questa mostra durata dal prof. Paolo Nifosì. Con lui ho condiviso un’estate indimenticabile nel ‘99, quando, giovane artista, fui coinvolto insieme a due maestri come Franco Sarnari e Pietro Roccasalva nella realizzazione dell’affresco che decora il soffitto del Teatro Garibaldi. Addirittura Guccione mi chiese di fare da modello per il ritratto di Amleto, una delle tre figure del mondo lirico rappresentate nel grande tondo. Allora portavo i capelli lunghi e la coda. Amleto indica gli ibiscus, soggetto molto amato e frequente nell’arte di Guccione”.

La mostra “Colombo. Opere 1999 – 2015” è visitabile fino al 31 gennaio 2016. Orari: dal lunedì al giovedì 10-20; dal venerdì alla domenica ore 10-21. Ingresso 2 euro, gratis i minori di 12 anni. Info 0932 946961. Il catalogo è pubblicato da Salarchi Immagini.

NOTIZIE SULLA MOSTRA
Nelle sale del Convento, spazio restituito alla città dal maggio 2015 con l’omaggio agli ottanta anni del maestro Piero Guccione, saranno esposte dall’11 dicembre decine di opere in prestito da collezionisti di tutta Italia con cui Nifosì ricostruisce l’iter creativo di Colombo. Artista che di recente, come scrive il curatore nel saggio in catalogo, denota una “nuova percezione della luce e della definizione (…). L’occhio di Colombo (…) potenzia la brillantezza, la saturazione cromatica, la luminosità, la nettezza dei contorni. Il procedere dell’artista si mantiene nel solco di un linguaggio consolidato che riesce ancora a rinnovarsi e a stupirci nel racconto della sua vita, della sua esperienza che ci viene restituita in immagini dove si respira e si avverte la Bellezza”.

Eccellente disegnatore – notato sul finire degli anni Novanta da Franco Polizzi del Gruppo di Scicli, che lo presenta a Guccione, autore di un testo per la sua prima personale – Colombo, 44 anni, alterna paesaggi e nature morte per tornare spesso al ritratto, al nudo. “Utilizza la fuliggine, il carboncino, la matita – continua Nifosì – traendo spunto da foto dell’Ottocento. E’ del 2004 un ritratto di Degas, del 2009 un Nudo, che idealmente vuole essere un omaggio a Courbet, un altro Nudo verticale tratto da una foto dell’Ottocento: il corpo in questi casi emerge dall’oscurità potenziando la seduzione e il coinvolgimento. La sua tentazione dell’ombra, della sua ambiguità e del suo mistero, continua a ritornare anche negli oli e ne è un esempio Nudo al tramonto (2010), dove l’eros suggerito e alluso contiene il “memento mori” della Morte di Maria del Merisi”. Fra i paesaggi spicca “Marina di Modica”, “Un dipinto – dice Nifosì – che in parte è una dichiarazione di poetica riguardo alla sua idea di obiettività, proposta di sviluppi di volumi in profondità, di luci che ne definiscono le superfici, di sperimentazioni pittoriche in atto, anche in relazioni alla frequentazione dei suoi maestri diretti, Guccione e Sarnari e a memorie hopperiane”.

“Colombo – scrive Marco Goldin, nel catalogo della mostra “Il Gruppo di Scicli” (Conegliano, 2001) – rivela il suo talento nel riappropriarsi dell’evidenza visiva con uno sguardo penetrante, con lenti potentissime, animando di rinnovata energia ciò che lo sguardo percepisce, a dimostrazione che la poesia è possibile coglierla intorno a noi e che i poeti e gli artisti hanno la virtù di rivelarcela”.

Fra gli interventi nel catalogo dell’antologica di Modica, figura quello di Stefano Malatesta. Il giornalista e scrittore, estimatore dell’arte di Colombo, scrive: “Ci sono altri artisti che devono stare attenti alla loro straordinaria capacità tecnica che li può portare molto lontano, più lontano di quanto essi stessi vorrebbero. Giuseppe Colombo rientra in questo ristretto giro. Quando ho visto per la prima volta un suo disegno acquerellato, il soprannome che mi è venuto spontaneo da dargli è stato quello di Le magiciens du crayon. Era una volpe uccisa e abbandonata lungo una strada di campagna. Vista con una prospettiva laterale, dava un senso di movimento anche se l’animale era morto. Un piccolo capolavoro. Io credo che Giuseppe sia uno dei migliori disegnatori italiani in assoluto”.