Alzi la mano chi avrebbe immaginato, appena sei mesi fa, un simile trionfo. Oggi il Palermo torna in serie A dopo appena un anno di purgatorio e non era una cosa scontata.

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Purtroppo l’entusiasmo della città non è nemmeno paragonabile a quello di dieci anni fa, quando fu interrotto un digiuno di 32 anni, ma erano altri tempi ed era un altro calcio. In dieci anni è come se fosse cambiata un’era geologica.

IACHINI PERDE IL CAPPELLO IN DIRETTA SKY

Il declino del calcio italiano e la povertà tecnica della serie B di quest’anno non scalfiscono nemmeno un po’ la portata trionfale di una cavalcata che ha pochi precedenti. Un dominio assoluto, una forza tecnica, tattica e morale mostruosa.

C’è un protagonista assoluto a cui tributare il merito di questa straordinaria promozione: si chiama Beppe Iachini, ascolano di nascita ma cttadino del mondo, giocatore e allenatore di mille squadre nelle quali ha sempre ricevuto apprezzamenti da giocatore prima e da allenatore dopo ma soprattutto innamorato – e ampiamente ricambiato – di Palermo e del Palermo.

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Era un mediano di quantità prima ancora che di qualità, grande personalità in campo e fuori, due piedi non sempre morbidi: ma a Iachini – che certamente non era un goleador – il dio giusto del calcio aveva riservato quel gol segnato a San Siro contro il Milan che è entrato di diritto nella storia del calcio rosanero del secondo millennio.

Erano altri tempi, si mangiava pane e cipolla, la serie A era un sogno, le grandi squadre del nord erano ancora icone del tifo meridionale, Zamparini con i suoi investimenti era ancora lontano da Palermo. Un’era fa, appunto.

Adesso Iachini ha riscritto la sua storia a Palermo. Nessuno ha vinto come lui, con tanto anticipo, con tanto vantaggio sulle rivali, con tanti gol all’attivo e così pochi al passivo. Era un predestinato, al di là delle promozioni che aveva già conquistato, da allenatore, con Sampdoria, Chievo e Brescia.

È arrivato a Palermo – attesissimo già dall’estate – per sostituire Rino Gattuso, altro mediano dai piedi ruvidi che ha fatto la storia del calcio ma che ancora deve scrivere la sua nuova storia da allenatore. Gattuso aveva conquistato 7 punti in sei partite (tre sconfitte) che lasciavano presagire una stagione mediocre, un inseguimento all’ultimo posto disponibile per i play off, un gioco disarmante in un contesto – quello della serie B – altrettanto disarmante.

L’anticamera del fallimento. E questa volta Zamparini – professionista e recordman di cambio di allenatori – ha fatto la mossa giusta, ingaggiando Iachini. Bene, voltatevi indietro per un attimo, ripercorrete velocemente la sua stagione trionfale.

Non una polemica con il presidente, non una parola fuori posto da parte dei suoi giocatori, mai una polemica all’interno del gruppo che si è dimostrato granitico e in cui ha avuto una parte determinante il giocatore più penalizzato della stagione e cioè Troianiello; mai una polemica tra squadra e pubblico, anche se le presenze allo stadio non sono state da record (ma questa è un’altra storia).

In estrema sintesi: Iachini ha dimostrato doti da condottiero senza macchia e senza paura e soprattutto ha dato evidente dimostrazione di solidità morale che rappresenta un patrimonio prezioso anche in vista di una nuova serie A che si preannuncia dura e faticosa per le squadre – come il Palermo e altre sette-otto – che non saranno di prima fascia.

Dietro di lui applausi per tutti, da Zamparini a Perinetti, dal capitano all’ultimo dei giocatori. Ora comincia un secondo ciclo in serie A e speriamo che sia lungo almeno quanto il primo.