“Da ex amministratore dico questo: chi sottrae i finanziamenti alla gente del Mezzogiorno sono coloro che non spendono”.

La frase è del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, plenipotenziario di Renzi per la questione Sicilia e che con il governatore Crocetta si è incontrato tante volte per affrontare questioni finanziarie, i conti siciliani, l’indicazione dell’assessore all’economia, le vicende legate a Fiat e petrolchimico Gela, l’emergenza rifiuti e tanto altro. Lui, però, ha sempre e solod etto che gli incontri riguardavano e riguardano l’uso dei fondi comunitari.

Per le sue esternazioni Delrio usa una intervista al Mattino di Napoli e cogli l’occasione per rispondere alle polemiche sulla sottrazione dei fondi Fas alla Sicilia. La sua frase, infatti, si riferisce proprio a quelli visto che  cita il caso Sicilia che “aveva un miliardo e duecento milioni di soldi in cassa”.

Una sorta di risposta indiretta al governatore che aveva detto, alla viglia di Natale, che non avrebbe accettato questo scippo e Roma deve fare la sua parte mantenendo gli impegni presi anche su questi fondi.

Sui fondi Ue, aggiunge Delrio, parlando nel loro complesso; “siamo riusciti a recuperare tutte le risorse europee 2014, quasi due miliardi, che rischiavamo di andare perdute”.

Nell’intervista il sottosegretario si sofferma poi sulle critiche al Jobs Act: “Il mancato reintegro riguardava poche centinaia di persone, mentre qui stiamo parlando di stipulare contratti a tempo indeterminato per creare centinaia di migliaia di posti di lavoro. E quel miliardo di fondi Ue che si dice sottratto servira’ a fare sconti alle imprese che assumono, anche del Sud”.

Torna poi sulla legge elettorale, dicendosi ottimista sul varo entro gennaio: “sono convinto che il Parlamento ce la farà a completare una riforma di cui il Paese ha bisogno. Noi stiamo a Palazzo Chigi per governare fino al 2018, ma dobbiamo prepararci a riformare il Paese a prescindere”.

Sul patto del Nazareno chiarisce che “vale solo per le riforme istituzionali. Il dialogo sul Quirinale non c’entra”