Ieri la Capitaneria di Porto di Sciacca, nell’Agrigentino, ha bloccato e sanzionato due pescherecci che pescavano illegalmente pesce azzurro senza licenza. Si tratta di una coppia di volanti, che rientrano nella lista delle imbarcazioni alle quali di recente il ministero delle Politiche Agricole non ha rinnovato il permesso di pesca temporaneo.

Greenpeace denuncia che “nel porto di Sciacca da anni numerose volanti a coppia operano grazie a licenze temporanee di pesca. Un privilegio inaccettabile, considerando che le acciughe sono al collasso e il loro declino ha comportato una drastica riduzione dei profitti sia degli stessi pescatori che dell’intero indotto, dipendente dalla salute e dall’abbondanza di queste risorse”. Le locali industrie di trasformazione e salagione, un tempo fiorenti, dichiarano infatti un calo del fatturato del 50 per cento circa, e spesso la materia prima deve essere importata dall’estero.

“Ci aspettiamo che il ministero intervenga subito, non rinnovando e non regolarizzando le licenze per i due pescherecci sanzionati ieri a Sciacca e per chi ha commesso simili infrazioni», dichiara Serena Maso, campagna Mare di Greenpeace. «Per riorganizzare la gestione della pesca nello Stretto di Sicilia, il ministro Martina deve garantire l’adozione di criteri di equità e di sostenibilità, in linea con i pareri scientifici, nel rispetto dei dettami della nuova Politica Comune della Pesca approvata di recente dall’UE”.

In seguito alle pressioni di Greenpeace, che da anni denuncia questa gestione assurda delle attività di pesca, il Ministero ha bloccato per la seconda volta in pochi mesi il rinnovo concesso alle volanti, ma un accordo che porti a una soluzione sostenibile sia dal punto di vista sociale che ambientale è ancora lontano.