Trecento più, trecento meno ma alla fine il bilancio della Regione raggiungerà il pareggio, in qualche modo. E’ quello che dice la relazione sulla chiusura del bilancio regionale siciliano per il 2013. Una relazione presentata come risolutiva ma che lascia aperto più di qualche dubbio.

C’è anche questo documento fra i motivi dello scorso stop ai lavori d’aula. La Regione, in pratica, non sa con esattezza quali sono le proprie entrate e, nonostante l’anno sia finito, non riesce ad avere certezza neanche delle uscite tanto da mettere nero su bianco un bilancio che si chiuderà con un arrotondamento di circa 300 mila euro.

Il governo Crocetta stima, infatti, per l’esercizio 2013 “un risultato finanziario prossimo al pareggio”. Prossimo, non in pareggio.  Una stima accompagnata da un se. “In relazione alla definizione delle operazioni contabili relative agli accertamenti e agli impegni di spesa formalizzati nel mese di dicembre – si legge nella relazione – e in particolare negli ultimi giorni si potrebbero verificare oscillazioni positive o negative del saldo finanziario finale nell’ordine di 300 mila euro in più in meno”.

Questa valutazione integra la relazione tecnica al bilancio di previsione 2014, in discussione all’Ars. E’ in pratica il documento che era stato richiesto ai deputati per comprendere l’andamento dei conti. Tutto questo mentre il palazzo è sotto assedio da parte dei forestali.

L’assessore all’Economia, Luca Bianchi, spiega che “si tratta di una comunicazione fatta nel segno della trasparenza sui conti pubblici”. Nel documento si legge che “le risorse finanziarie collegate all’eventuale risultato positivo sono già destinate in base alla vigente normativa regionale al fondo per l’abbattimento dei residui attivi, mentre un eventuale risultato negativo dovra’ essere fronteggiato con la manovra di assestamento”.

Ma tanto basta a maggioranza e, soprattutto all’opposizione, per ribadire che qualcosa non torna e l’approssimazione nei conti fa crescere il sospetto che anche nel bilancio 2014 in realtà ci sia il paventato “buco nero” da mezzo miliardo.

Per Roberto Di Mauro del Mpa “Siamo sull’orlo del default e bisogna smetterla con la politica de tirare a campare” mentre per Giuseppe Laccoto del Pd “Non è certo questo il Bilancio che sognavano, ma ci troviamo in una condizione di necessità. Parlamento siciliano, governo regionale governo nazionale: ognuno deve fare la propria parte e mettere la Sicilia nelle condizioni di superare la crisi”.

Ma se i conti non tornano questo non scoraggia i fautori della modifica dell’ultima ora ed il Pd insiste sulla riscrittura condivida dell’art. 12 che riguarda i forestali così come sull’ampliamento del micro bacino dei precari regionali da 608 a 770 inserendo gli ex spo.

Una battaglia che sembra destinata a durare nonostante i tempi siano molto stretti. Se non si trova un punto d’accordo il rischio che alla fine si debba ricorrere all’esercizio provvisorio rimane dietro l’angolo.