Per mediare, infine, il segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi che di questione siciliana mai una volta ha voluto occuparsi personalmente – dalla seduta di autoterapia pubblica in diretta nazionale andata in scena nel giorno dell’annuncio delle candidature europee – ha mandato il suo vice, Lorenzo Guerini. A Palermo, all’Hotel delle Palme – nuova location dell’era Raciti delle riunioni Dem – seduti al tavolo della presidenza il segretario regionale Fausto Raciti – che in queste ultime ore sembra aver perso qualche consenso interno al partito democratico siciliano che si caratterizza per la volatilità delle posizioni in capo alle correnti – la vice e il presidente del partito, l’ex segretario Giuseppe Lupo.

“La crisi del Pd in Sicilia si risolve con una grande assunzione di responsabilità da parte di tutti. Siamo chiamati a essere all’altezza delle sfide a cui ci hanno consegnato gli elettori, che qua in Sicilia ci chiedono che il Pd porti il suo contributo all’azione di governo e lo renda più forte per completare il processo di riforme che anche in questa Regione sono necessarie”.

Qualche giorno fa, invece il presidente nazionale del Pd, il giovane turco Matteo Orfini aveva usato parole ben più tranchant all’indirizzo del presidente della Regione, Rosario Crocetta chiarendo che tutto il partito italiano aveva riposto nell’ex sindaco di Gela grandi aspettative che “bisogna essere in grado di rispettare”. Un vertice quello convocato dallo stesso segretario Raciti e dal deputato regionale, Antonello Cracolici fra i più aperti e duri oppositori del governatore siciliano. Quasi un ‘bilancio’ di forze o forse una esposizione di muscolatura politica per tentare di far capire a Crocetta che la strada della collaborazione e del dialogo con il Pd deve essere vera e non solo promessa ai tavoli romani.

Certo è che l’attacco della relazione introduttiva del segretario regionale, Fausto Raciti appare come una convinta riproposizione della linea dura: “Voglio aprire questa direzione riprendendo il filo del discorso da dove l’avevamo interrotto. Questo filo si chiama Partito democratico. Già nella prima direzione avevo posto il problema della natura del partito. Il problema della presenza delle correnti senza partito” dice Raciti proprio mentre in direzione arriva il presidente della Regione.

“Nel frattempo – sostiene il segretario Raciti nella sua relazione – sono avvenuti due fatti importanti. La formazione di un nuovo governo e le elezioni europee che ci hanno regalato un grande risultato. Quel voto ci carica di una doppia responsabilità. Da un lato testimonia l’attenzione di strati larghi, più larghi di quanto immaginassimo, nella società siciliana nei confronti del Pd. Dall’altro, nel sancire la supremazia del Pd qualche area del partito ha pensato di avanzare un’opa nei confronti del partito”.

In direzione, inoltre, mentre Raciti svolge la sua relazione circola un documento che deve essere approvato alla fine della seduta in cui sostanzialmente si conferma la fiducia al segretario regionale del Partito democratico: “La Sicilia ha bisogno di grandi riforme che affrontino con coraggio i nodi irrisolti di un cambiamento, spesso evocato, ma che stenta a decollare – si legge nel documento – Il passato ci consegna una Regione inefficiente, sprecona, piegata alle ragioni di un consenso cercato non in nome della efficienza, ma frutto di pratiche clientelari”.

“C’è una situazione difficile dal punto di vista economico e sociale, altrettanto difficile è la situazione finanziaria della regione e dei comuni, strozzati da tagli sempre più pesanti, che rendono difficoltosa qualunque opera che accompagni la Sicilia verso la crescita e la creazione di nuovo lavoro – si legge nel documento – Il governo in Sicilia ha il dovere di essere all’altezza di queste sfide così come lo è il governo nazionale guidato da Matteo Renzi”.

“Per queste ragioni riteniamo imprescindibile un rilancio del governo Crocetta in grado di unire, nel lavoro difficile che lo attende, le forze di centrosinistra e soprattutto in grado di creare un clima di coesione con le forze sociali, con le forze della cultura e quanto di più moderno si muove nella società civile. Creare un nuovo entusiasmo per essere in sintonia con quelle forze e con gli uomini e le donne attratte dal nuovo protagonismo del Pd, come dimostra lo straordinario risultato alle europee. Serve una svolta, che potrà esserci solo se guidata da un PD unito e solidale, che superi i limiti di questi mesi che hanno caratterizzato il rapporto tra il Governo della Regione e la sua maggioranza – si legge ancora – Questa esigenza è stata condivisa dalla stragrande maggioranza degli iscritti e degli elettori che hanno sostenuto Raciti e tutti i candidati alla segreteria regionale, al congresso del PD siciliano. Pertanto, i sottoscritti componenti della Direzione Regionale del PD Siciliano, nel confermare la fiducia al Segretario Regionale, Fausto Raciti, ribadiscono l’urgenza di una scossa, che venga percepita dall’’opinione pubblica siciliana, nell’’azione del PD e del governo regionale: il PD nei suoi organismi deve definire proposte di cui siano chiari gli obiettivi e il profilo di rinnovamento da mettere a servizio del rilancio del Governo, valorizzando la funzione del partito nella sua dimensione collettiva, piuttosto che far prevalere esclusivamente l’’articolazione interna delle sue aree anche per definire la sua rappresentanza nella compagine di governo”.