Chiedete ad un bambino se preferisce Halloween o la “festa dei morti”: probabilmente vi risponderà Halloween anche perché, ancor più probabilmente, per lui l’1 e il 2 novembre significano solo vacanze a scuola e un giro di malavoglia al cimitero.

Ma non è per tutti così. Da un sondaggio fatto su Facebook emerge come i sostenitori della terrificante notte del 31 ottobre sono tanti, come Sonja Zibin, che vivendo da tanti anni in Canada ha assorbito usi e costumi esteri.

C’è anche chi, come Giorgia Seminara e Nicoletta Castiglione, fa il tifo per entrambe le feste, perché appoggia la condivisione di diverse culture e la contaminazione fra tradizioni di diversi Paesi.

Ma sono tanti quelli che ancora non accettano quell’americanata di Halloween e che difendono la nostra festa e le nostre usanze. Che nel tempo forse si stanno perdendo.

Ilaria Cannavò, Beatrice Costa, Meri Costantino, Paola D’Antoni dicono ‘No Halloween, si festa dei morti’. Donne di età diverse, ma che la pensano allo stesso modo.

Ma com’era, in fin dei conti, questa famosa festa dei morti? La racconta, frugando tra i suoi ricordi di bambina, la trentenne Valentina Cinnirella.

“La prima cosa che mi viene in mente sono i dolci – dice Valentina. C’era l’usanza di mangiare le ossa dei morti anche se, come penso capitava a tutti i bambini, mi faceva un po’ impressione questa cosa”.

Secondo la tradizione siciliana molti bambini ricevevano i regali per la feste dei morti e non a Natale. Si narra che i cari defunti portassero i regali la notte tra l’1 e il 2 novembre e i bambini li trovassero sotto il letto o li cercassero per casa in una specie di caccia al tesoro.

Si è mantenuta questa tradizione? “I giocattoli li trovavo anche io, però non sotto il letto. Non riuscivo a spiegarmi come i morti potessero portarmi i regali, visto che erano morti…ma credo che il ricordo più bello sia legato al giorno in cui andavamo tutti insieme al cimitero. Premesso che, fortunatamente, non abbiamo sofferto particolari mancanze in famiglia, per il giorno dei defunti facevamo il giro di tutti i bisnonni, i nonni e gli zii e i miei genitori raccontavano a me e alla mie sorelle la storia dei nostri avi, della nostra famiglia. La festa dei morti era importante perché era un momento in cui le famiglie si riunivano sì per ricordare i propri cari, ma anche per spiegare ai bambini le origini della propria famiglia”.