Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito parlare di fuga di cervelli, di importanti ‘risorse cerebrali’ che decidono, per scelta o per necessità, di andare via e cominciare una nuova vita al Nord Italia o all’estero? Tante, forse troppe.

Saremo ripetitivi, per alcuni anche stucchevoli, ma pensiamo che questo argomento non sia mai trattato abbastanza: perché tutti, adulti e ragazzi, devono fermarsi a riflettere senza cadere nei soliti cliché.

E per conoscere la verità, dolce o amara che sia, bisogna parlare direttamente con chi ‘fa fagotto’ (magari sarà una valigia Louis Vuitton…) per scoprire cosa li ha spinti a lasciare l’Italia o la Sicilia, cosa pensano di trovare, cosa hanno effettivamente trovato e cosa si aspettano (e sperano) dal loro futuro.

Come nel caso di Giuliana Magrì, giovane studentessa di 23 anni, che dopo la maturità classica ha lasciato Catania per la “grigia” Milano. “Volevo mettermi alla prova- dice- e poi Catania non mi offre le stesse opportunità. Non so cosa aspettarmi dal futuro, però purtroppo non riesco ad immaginarlo a Catania”. E così la pensano anche Bianca Platania e Vera Calcagno, che si sono trasferite a Milano per sfondare nel mondo della moda. Bianca dopo aver fatto un piccolo bilancio della sua esperienza dice che non cambierebbe niente, forse però andrebbe direttamente all’estero dopo la scuola.

Giorgia Seminara, invece, si è trasferita a Torino perché qui a Catania la laurea magistrale in Scienze linguistiche non c’è. “Avevo tanti dubbi e tante paure, ma ho trovato una vita nuova e ho arricchito il mio bagaglio di esperienze. Il mio futuro lo vorrei immaginare nella mia città natale, Caltanissetta, ma se dovessi trovare lavoro qui al Nord non potrei non restare”.

Federico Gadola si è trasferito da Brescia a Milano e da Milano in Danimarca. “Se fossi rimasto nella mia città probabilmente sarei uno sfigato nato direi. No vabbè però più sfigato sicuro. E anche più noioso!”. Dal suo futuro non sa ancora cosa aspettarsi e segue la filosofia del “I’ll go with the flow”, anche se non gli dispiacerebbe tornare in Italia “Paese unico dal punto di vista culturale”.

Olga Mangiù invece intraprende un percorso inverso rispetto ad altri suoi coetanei. Dopo la scuola ha la possibilità di aprire un negozio di abbigliamento e questo lavoro le offre l’opportunità di spostarsi a Londra e a New York. “Apprezzo l’estero per l’estrema civiltà e il funzionamento di tutto, sotto ogni punto di vista”. Il suo futuro l’avrebbe immaginato in Italia, ma con i tempi che corrono, ha deciso di iscriversi all’Università e di affidarsi al destino, che sia in Italia o fuori.

E questa è solo una piccolissima parte dei giovani che hanno detto “bye bye” per inseguire un futuro migliore. Non è una scelta facile, soprattutto quando smette di essere una scelta vera e propria e diventa una necessità, costringendo tanti ragazzi a lasciare tutto. Ognuno con una meta diversa, motivazioni diverse, obiettivi diversi, ma tutti con il biglietto in una mano e la valigia nell’altra.

Nella prossima puntata ci occuperemo, invece, di chi ha deciso di rimanere in Sicilia.