Il Coro di Notte del Monastero dei Benedettini ha ospitato l’incontro conclusivo del ciclo di seminari I.M.Ide, organizzato nell’ambito dei laboratori didattici attivati dal Dipartimento di Scienze Umanistiche dal prof. Alessandro de Filippo, docente di Storia e Critica del Cinema.

Il tema questa volta riguardava gli ‘home movies’ , tutti quei filmati amatoriali a cui si ricollegano filmini di famiglia, club amatoriali per gli appassionati del genere, l’amatoriale come banco di prova per registi emergenti e come elemento di rinnovo del cinema.

Ospiti del quinto appuntamento sono stati due ragazzi laureati proprio all’Università di Catania, che si sono poi spostati a Bologna per specializzarsi, seguendo le loro strade e le loro aspirazioni: Ivano Lollo, che si occupa di restauro digitale di opere in 35 millimetri al laboratorio della cineteca di Bologna, e Marzia Toscano, regista del documentario sul cinema amatoriale di un autore molto interessante e poco conosciuto, Mauro Mingardi, che come il catanese Ugo Saitta, pur restando ai margini del mercato internazionale, è riuscito a raccontare la propria terra in modo interessante.

Non è facile dare una definizione unica di cinema amatoriale- spiega Ivano Lollo- perché le tipologie di film che appartengono a questo genere sono varie e diverse tra loro. Il cinema amatoriale fa pensare a qualcosa di insignificante e dilettantesco e per questo gli storici hanno cominciato a studiarlo solo negli ultimi anni. 

Il cinema amatoriale procede di pari passo con quello professionale, infatti esistono festival, premiazioni, circoli e condivisione di progetti. E’ importante capire e ricordare che ogni pellicola conserva una storia e proprio per questo “Home Movies” si propone come archivio nazionale di filmati di famiglia”.

Mauro Mingardi, film maker bolognese, era al tempo stesso un artigiano e un cinefilo- racconta Marzia Toscano. A circa 21 anni comincia a girare quelli che lui stesso definiva ‘esperimenti cinematografici’, scegliendo poi di dedicarsi ai film di famiglia”.

Mingardi, da autodidatta, gira non per costruire una storia, ma per il divertimento di vedere se stesso e i propri amici muoversi sullo schermo. Era bello costruire il set, scegliere gli attori e scrivere le sceneggiature.

Una delle sue caratteristiche principali – continua Marzia- è che produceva i suoi film da solo, scriveva le sceneggiature e si occupava delle scenografie”.

Il cinema amatoriale e familiare, dunque, come fonte per studiosi e appassionati, visto che costituiscono microstorie di un’identità locale.

Qual è l’applicazione pratica di tutto questo? Lo spiega il professore Alessandro de Filippo: “Vorremmo avviare una raccolta di materiale a livello locale che possa incidere sul territorio, ma allo stesso tempo bisogna utilizzare i metodi nazionali, per essere in grado di usare le regole corrette per raccogliere, digitalizzare, restaurare e valorizzare, per restituire questi materiali alla società, in modo che possa riconoscersi in una comunità, con una precisa identità”.

“Il primo ciclo- continua De Filippo- si è concluso con la didascalia ‘to be continued’, nel senso che chiudiamo riaprendo, perché quando faremo il secondo ciclo, intorno a marzo e aprile, ricominceremo da dove ci siamo interrotti, da quest’ultimo incontro. Avremo ospiti come Paolo Simoni e Marco Bertozzi e un terzo nome che non voglio fare un po’ per scaramanzia.

Il tema che vorremmo affrontare è quello dell’archivio del cinema di impresa, puntiamo, sempre partendo dagli archivi audiovisivi, a ricostruire la storia. Gli archivi audiovisivi sono visti come qualcosa che funziona a compartimenti stagni, in realtà i vari linguaggi possono mescolarsi e dialogare”.

“La domanda che ci e vi poniamo – conclude il professore- è la seguente: E’ possibile utilizzare le fonti professionali, amatoriali e aziendali per rappresentare un pezzo di storia del nostro territorio e rimettere in circolo ciò che è stato dimenticato? Lo scopriremo nella prossima puntata”.