Se matematica e storia sono croce e delizia degli studenti di ogni ordine e grado, per il calcio siciliano diventano la cartina di tornasole delle tribolazioni dei tifosi di Catania e Palermo.

La storia dice che l’anno scorso di questi tempi erano i rosanero ad ingoiare il rospo amarissimo della retrocessione, mentre dall’altro lato dell’isola il Catania si crogiolava sotto il sole dell’ottavo posto in Serie A.

La storia è fatta di tempi, documenti, analisi e soprattutto racconta emozioni. La fredda matematica invece è scostante alle passioni, ma può capitare che numeri e pathos debbano necessariamente convivere.

Succede questo a Palermo dove un punto separa squadra e città dal ritorno nella massima categoria dopo un anno di calvario in Serie B. La formazione di Iachini dovrà attendere ancora, ma il cammino più impegnativo è stato già percorso e sul campo non mancano i caduti (chiedere a Rino Gattuso per avere conferma).

I numeri non sorridono ai catanesi che oggi a Verona giocano l’ultima vera chance per cercare di rientrare in partita. Una sorta di roulette russa per il Catania di Maurizio Pellegrino condannato a vincere per non soccombere alla fredda matematica. Le cifre striminzite della classifica rossazzurra sono la fotografia di un campionato deludente che raggruppa altre squadre della Serie A che vanno avanti trascinandosi. Ma questa, forse, sarà storia, oggi è ancora tempo di matematica.

Il Catania ha giocato col destino sciupando quelle occasioni che la modestia delle dirette concorrenti nella lotta per non retrocedere  e,  perché no, anche la dea bendata hanno regalato soprattutto nella fase conclusiva del campionato di Serie A. Eppure la storia gioca ancora con la matematica così, abaco alla mano, il Catania ha ancora 12 punti a disposizione e una distanza non così incolmabile dal Bologna battuto ieri dalla Fiorentina. Per raggiungere il traguardo disperato della salvezza serve una somma matematica che non ammette errori: se il risultato dovesse essere esatto allora sarà storia…

Sarà certamente storia, invece, a Palermo dove quel punto che manca forse serve a tutti per curare ogni dettaglio della festa. Una lunghezza che si staglia proprio in quei duecento chilometri che separano le due città più importanti della Sicilia che a distanza di un anno fanno i conti con storia e matematica. Ma da prospettive assolutamente diverse.