“A proposito dei rilievi della Corte dei Conti sui concorsi in Sanità e sulla tenuta del bilancio sanitario in Sicilia, la mia impressione è che la questione sia stata mal posta e per certi aspetti male spiegata”.

Lo dice Pippo Digiacomo, presidente della commissione Sanità all’Ars. “Il nodo centrale è uno: anziché trasferire le quote del cofinanziamento statale all’assessorato (e quindi alle aziende sanitarie) queste somme si utilizzano anche per pagare costi che nulla hanno a che vedere con la sanità. Insomma – dice il presidente della commissione – i conti ‘saltano’ perché si continuano ad utilizzare i fondi per la sanità come un ‘bancomat’ al quale ricorrere per pagare spese di altro tipo”.

“Questi passaggi – prosegue Digiacomo – vanno spiegati bene, anche all’opinione pubblica, altrimenti rischiamo di apparire schizofrenici: da un lato ci compiacciamo del buon andamento conti e dall’altro veniamo bacchettati dalla magistratura contabile. Con un risultato paradossale: bloccando i concorsi, infatti, si rischia di mandare in tilt il sistema e danneggiare la possibilità di assicurare la giusta assistenza alle persone. E così si va incontro ad un effetto-domino: perché se si abbassa la qualità dei livelli di assistenza, si mettono a rischio i finanziamenti per la sanità”.

E alla pubblica opinione bisognerebbe anche spiegare la vicenda dei Lea, i livelli essenziali di assistenza. per l’Osservatorio Ministeriale la Sicilia non li rispetta ed è fra le 8 regioni che rischiano di non ricevere il trasferimento delle risorse premiali pari a circa 160 milioni di euro. Ma per l’assessorato la Sicilia è, in realtà, non la prima delle regioni ‘cattive’ ma l’ultima di quelle ‘buone’. Un piccolo braccio di ferro mediatico che fa a cazzotti con i numeri. ma la politica è anche questo e ben venga l’eventuale trasferimento di risorse che dia ossigeno ai bilanci

Ma il vero problema sarebbe, prima di tutto, spiegare, tutte queste cose alla Corte dei Conti. “Mi farò carico di organizzare un incontro fra i rappresentanti del governo e quelli della Corte dei Conti – conclude Digiacomo – per correggere questa interpretazione che a mio avviso ha dato vita ad un ‘grosso equivoco’, e per avviare un confronto aperto sul merito delle cose”.