I conti pubblici della Sicilia sono in una “situazione di grave emergenza”. E’ il monito dei magistrati contabili siciliani nel giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione siciliana pronunciato dalle Sezione Riunite della Corte dei Conti per la Regione siciliana.

I giudici parlano di un “progressivo deterioramento dei conti, nonché un durevole peggioramento della situazione finanziaria che rendono improcrastinabile l’esigenza di predisporre un concreto programma di rientro del deficit ormai strutturale e consolidato in modo da realizzare un effettivo e credibile risanamento”.

Ecco che la Corte dei conti chiede che “lo stato dei conti pubblici venga sottoposto a controlli da parte del governo centrale”.

“A tal fine è necessario un piano triennale di rientro per il ripristino strutturale dell’equilibrio di bilancio in un intesa tra lo Stato e la Regione”.

“Avrei voluto intitolare la mia requisitoria: ‘luci ed ombre della realta’ siciliana’, vi ho rinunciato perche’ le luci sono poche e fioche mentre le ombre sono oscure e minacciose”. A dirlo Diana Calaciura Traina, procuratore generale d’Appello presso la Corte dei Conti nella sua requisitoria.
Lo stesso magistrato introducendo il suo intervento lo ha definito “non soft”. “Devo rilevare – ha detto – che nell’anno finanziario 2014, la fase recessiva dell’economia siciliana non si e’ arrestata anzi prosegue in maniera maggiore non solo rispetto al resto d’Italia ma anche rispetto al Meridione”.

Al 31 dicembre 2014 il debito residuo complessivo della Regione e’ pari a 5.508 milioni di euro. Di cui 5.300 a proprio carico e la restante parte, 208, rimborsata dallo Stato anche se formalmente a carico della Regione. Lo stock del debito si attesta a un livello superiore rispetto a quello del 2013 registrando un trend crescente pari al 3.05% – viene sottolineato -. L’onerosita’ della situazione debitoria della Regione si percepisce ancora con maggiore evidenza se si considera che, entro il 2015, allo stock del debito gia’ contratto si aggiungera’ la prevista sottoscrizione di un ulteriore prestito pari ad oltre 1.776 milioni di euro. Per effetto di tale ulteriore operazione – conclude la Corte dei Conti – l’importo complessivo dell’onere restitutorio dell’Amministrazione regionale ammontera’ a circa 7900 milioni.

Le spese complessivamente impegnate sono aumentate rispetto al precedente esercizio passando da 18.449 milioni a 19.908 milioni euro. Diana Calaciura Traina, nel corso della sua requisitoria ha posto l’accento su alcuni capitoli della spesa della Regione Siciliana. Tra queste quella della spesa per il personale: “alla data del 31 dicembre 2014 i dipendenti a tempo indeterminato, esclusi i dirigenti, sono 15 mila. Alla stessa data i dirigenti della Regione a tempo indeterminato erano 1737 e pertanto poco meno del 2013 in cui erano 1773. Il rapporto tra dirigenti e restante personale e’ rimasto pressoche’ invariato rispetto al 2013″.

Ancora una volta la Corte dei Conti conferma la grave crisi degli enti locali spiegando come il peggioramento della finanza locale sia imputabile alla progressiva e consistente riduzione dei trasferimenti di provenienza statale e regionale”.

Lo hanno detto Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente presidente e segretario generale, a margine dell’udienza, svoltasi stamattina a Palazzo Steri, per il Giudizio di Parificazione del Rendiconto generale della Regione Siciliana relativo all’esercizio finanziario 2014.

“Riteniamo – spiegano Orlando e Alvano – di grande importanza i dati presentati questa mattina dai magistrati contabili nella sintesi della relazione sul Rendiconto generale della Regione Siciliana per l’esercizio finanziario 2014. La nostra associazione da circa due anni evidenzia quanto asserito dalla Corte dei Conti, soprattutto nella parte dedicata a “Lo stato della finanza pubblica degli enti locali in Sicilia” che a sua volta rinvia per dati più analitici alla recente Indagine sullo stato della finanza locale in Sicilia. In particolare, l’analisi dei dati conferma che per i comuni la ripartizione dei trasferimenti regionali agli enti locali, che prima avveniva attraverso il Fondo delle Autonomie, è passata dai 913 milioni di euro del 2009 ai circa 560 milioni di euro del 2013. Bisogna sottolineare, inoltre, che i dati forniti dalla Corte dei Conti non tengono conto degli ulteriori tagli collegati alla legge di stabilità finanziaria del 2015. Dal fondo perequativo, relativamente alle spese correnti, sono stati, infatti, assegnati ai comuni nel 2014 quasi 368 milioni di euro, mentre nel 2015 ci si ferma a poco più di 340 milioni di euro con un decremento che si attesta intorno al 10 per cento nel solo ultimo anno. Per ciò che riguarda il fondo investimenti si è, invece passati, dai circa 134 milioni di euro del 2014 ai 112 milioni del 2015. Si tratta di un trend che si ripete costantemente negli anni e che, di fatto, ha contribuito ad aumentare notevolmente la pressione fiscale a danno dei cittadini. Ma la situazione non migliora se si prendono in considerazione i dati nazionali che la Corte dei Conti ha analizzato citando la Banca d’Italia. Nel triennio 2011-2014 i trasferimenti erariali sono passati da un miliardo e 400 milioni del 2011 ai 378 milioni di euro del 2014”.

“Infine – aggiungono il presidente e il segretario generale dell’AnciSicilia – sulla base di questi dati si evidenzia come i comuni siano stati costretti a ridurre i servizi e ad aumentare la pressione fiscale con gravi ripercussioni in alcuni casi anche di ordine pubblico. Alla luce di questa analisi, si comprende con chiarezza quale possa essere stato l’impatto sui bilanci comunali e come l’unica alternativa possibile sia stata quella di innalzare le aliquote dei tributi locali con le evidenti gravi conseguenze nei confronti dei cittadini. Ma una cosa ancora più grave da registrare in ambito regionale è che non ci sia stato alcun intervento strutturale sul sistema dei rifiuti, su quello dell’acqua e negli altri ambiti in cui la Regione ha potestà legislativa. Di fatto nessun intervento regionale è riuscito a ridurre i costi che maggiormente incidono sui bilanci comunali, primo fra tutti, quello collegato al conferimento in discarica”.

“A questo va aggiunto – chiarisce il presidente Orlando – il caos generato dall’assenza di riferimenti istituzionali riguardo a province, liberi consorzi e città metropolitane. Da troppo tempo non si hanno segnali in tal senso con l’inevitabile aggravarsi dello stato di calamità istituzionale”.

“I dati presentati quest’oggi – conclude Luca Cannata, vice presidente vicario dell’AnciSicilia con delega al Bilancio e alle Politiche finanziarie – confermano ciò che sosteniamo da tempo su una situazione finanziaria al tracollo che necessita un intervento istituzionale. E’ sotto gli occhi di tutti, infatti, la drammatica crisi economica e di liquidità degli enti locali che interferisce negativamente sull’azione amministrativa con conseguente grave disagio per i cittadini”.