In occasione della parata dell’Europride, tenutasi a Roma lo scorso 11 giugno, abbiamo incontrato il segretario regionale di Arcigay Sicilia Agostino De Caro, il quale ci ha concesso di porgergli alcune domande relative alla questione omosessuale in Italia e, più specificatamente, in Sicilia.

Come pensa che questa manifestazione possa incidere sull’opinione pubblica in merito alla questione omosessuale italiana?

Ritengo importantissime la manifestazioni come il Pride per la comunità per due aspetti fondamentali. Innanzitutto per coloro che vivono la propria condizione gay nell’ombra del timore e della paura; il vedere quanti, invece, sono felici e fieri e soprattutto liberi di essere se stessi, aiuta a fare il tanto importante quanto discusso coming out e quindi a poter vivere con più serenità. Per quanto riguarda invece l’opinione pubblica, credo sia importante per far comprendere che la comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) esiste ed è anche numerosa, che è una forza sociale e politica e che non si può non riconoscerne la presenza massiccia nella società e quindi che è necessario un riconoscimento civile di diritti fondamentali per i singoli e per le coppie, mi riferisco a leggi contro l’omofobia, al riconoscimento delle unioni civili tra coppie dello stesso sesso e alla genitorialità. Ma allo stesso tempo credo che il Pride non basti; dovremmo far sentire la nostra presenza e opinione più spesso e in vari modi, dovremmo intervenire nelle scelte del nostro Paese ed esprimere il nostro punto di vista.

Molta gente tende a considerare queste manifestazioni come un volersi “ghettizzare” o auto-distinguersi dalla massa. Lei cosa ne pensa?
In italia le persone gay, lesbiche e trans non hanno alcun diritto di cittadinanza. Spesso se si vuole poter tenere la mano del proprio compagno o compagna in una piazza, in una villetta pubblica o in qualsiasi altro luogo pubblico, si sa che si può incorrere a discriminazioni, fosse anche per gli sguardi straniti della gente; se si vuole andare a cena col proprio compagno per festeggiare un avvenimento, un compleanno, un anniversario, allora o ci si deve comportare come due semplici amici impacciati nelle loro azioni oppure si deve optare per un locale gay dove se scappa una carezza o un bacio, nessuno verrà a dirti che è fuori luogo. Questo è ghettizzare, ma nessuna persona omosessuale ama il proprio ghetto, nel quale è costretto a vivere se vuole essere libero di esprimere i propri sentimenti. E’ lì, e soltanto lì che puoi essere te stesso senza temere nulla. Proprio allora il Pride, seppur a volte con eccessi, presenta al mondo coloro che dal ghetto vorrebbero uscire. Auto – distinguersi? Beh – sorride – ma se ci arrabbiamo tutte le volte che ci considerano DIVERSI?! No, nessuno vuole distinguersi, ma affermare la propria peculiarità, la propria personalità e soprattutto la propria libertà di espressione, anche quando questa è colorata ed estrema.

Quanto influisce l’orientamento politico di un Paese sulla tematica dell’omosessualità?
In Italia poco o nulla. Allo stato attuale, né il centro destra, né il centro sinistra si occupano seriamente della questione. E’ emblematico che non riesce a passare una legge contro l’omofobia; figuriamoci poi una legge che sancisca la liceità delle unioni civili di coppie gay. Il problema però lo si riscontra soprattutto a livello centrale perché a livello capillare, nei comuni, nelle province, invece il discorso cambia. Proprio in queste piccole realtà, contrariamente a quanto si possa pensare, abbiamo infatti ottenuto, sia da esponenti del centro destra che del centro sinistra, ottimi risultati nel territorio. Mi riferisco all’approvazione in più province e comuni di una mozione anti – omofobia e all’ istituzione di registri per le unioni civili.

In Italia quali solo gli “ostacoli ” più importanti che vanno superati per fare in modo che gli omosessuali godano degli stessi diritti degli eterosessuali?
In primo luogo bisognerebbe operare un cambiamento radicale nella mentalità imperante machista e maschilista a partire dalle scuole e poi chiaramente attraverso il riconoscimento dei diritti civili. Ci sono molti ostacoli nella nostra società spesso vittima del perbenismo conformista e ipocrita. Ostacoli di natura culturale che si vincono con il coraggio e la perseveranza; ostacoli di natura politica che invece si vincono con la lotta strenua per l’affermazione del diritto fondamentale di ciascuno alla piena libertà e dignità. Ostacoli infine di natura religiosa e per questi bisognerebbe abbandonare l’etica della falsità, dell’ipocrisia e vestire l’abito dell’amore tanto predicato e poco praticato.

Quant’è importante la presenza del comitato Arcigay Sicilia all’Europride?
Bhe, è importante come lo è per qualsiasi altro comitato italiano. Tengo a ricordare che la Sicilia è il trampolino di lancio di molte campagne sociali e civili. Arcigay nasce proprio in Sicilia trentuno anni fa. Oggi siamo presenti quasi in ogni provincia siciliana e questo è prima di tutto sintomo di quanto sia importante un punto di riferimento per le persone LGBT siciliane, e conferma anche il fatto che c’è molta gente che spende il proprio tempo e le proprie energie per quanti ancora non riescono a vivere pienamente e serenamente la propria condizione.

Cosa significa oggi essere omosessuale in Sicilia?
Questa è una domanda difficile. Non posso generalizzare in un senso o nell’altro. Molti ormai vivono da persone libere la propria realtà più intima e sono ben accolti e apprezzati sia in famiglia che nel mondo del lavoro. Spesso guardo a ciò che mi circonda e a quanto la mia scelta di visibilità per tutta la mia comunità sia stata apprezzata da quanti mi conoscono e anche dall’opinione pubblica in genere che apprezza il coraggio di venire fuori per sé e per chi ancora non riesce. Ma altrettanti, forse molti di più, vivono con paura la propria vita: paura di fare coming out, paura di essere abbandonati dagli amici, di perdere gli affetti familiari, paura di perdere il tanto agognato posto di lavoro o di non poterne trovare uno se dichiarati. Spesso però succede che non sono gli altri a fomentare questi timori, ma noi stessi che purtroppo viviamo ancora del retaggio del passato e quindi siamo vittime della nostra stessa omofobia interiorizzata.