Dopo più di trent’anni le celle del manicomio si riaprono per riportare alla luce ferite, tracce di memoria e brandelli di una realtà dimenticata. Per tre mesi Bebo Cammarata ha puntato l’obiettivo sui muri delle celle in cui un’umanità dolente ha raccontato con il linguaggio scarno dei graffiti i propri drammi esistenziali. Ora quelle testimonianze di vite consumate tra camicie di forza, elettrochoc e letti in ferro si ricompongono in una mostra che da domani sarà ospitata per dieci giorni dalla galleria “Artetika” di Palermo (Via Noto 40).

Il viaggio di Cammarata tra le sale e le segrete stanze della “Real casa dei matti” voluta dal barone Pietro Pisani, un padre illuminato della psichiatria italiana, rivisita la voglia di libertà che si esprime con l’arte spontanea dei malati. La mostra “I graffiti della mente” propone anche le immagini di volti scavati e induriti conservate nelle cartelle cliniche ritrovate in un archivio ormai quasi disperso.