Un anno dopo la nomina alla presidenza del Maas, Emanuele Zappia, traccia un bilancio sull’attività dei mercati agro alimentari Sicilia.

Nella sede di contrada Jungetto, a Catania, i mercati sono un polo di eccellenza per due importantissime filiere dell’agroalimentare: quella dell’ortofrutta e quella dell’ittico.

Il Maas si sviluppa su una superficie di 390mila metri quadrati. I capannoni, suddivisi in box, sono destinati e utilizzati  per il commercio all’ingrosso di prodotti agroalimentari. Le macro aree comprendono il mercato ortofrutta, il mercato ittico, il mercato florovivaistico. C’è poi l’edificio per le celle frigo, una zona a servizio della grande distribuzione, i servizi tecnici e un padiglione destinato a “centro direzionale” con spazi riservati ad uffici e servizi, alla vendita al dettaglio e alla somministrazione al pubblico di alimenti e di bevande.

Non fa sconti Emanuele Zappia e rivolge un appello alle istituzioni: “Non chiedo soldi, ma solo attenzione affinché ognuno faccia la propria parte per far diventare il Maas, la grande casa dell’agroalimentare. Oggi il tempo è scaduto. E’ necessario fare le scelte appropriate e dare, a questa grande opera, il giusto peso e sfruttare al meglio le enormi potenzialità che possiede”.

Cos’è una critica?

“Per nulla. Ritengo sia giunto il momento di scegliere quali strade percorrere. Certo non sono tutte rose e fiori. Quando strutture come il Maas subiscono generalizzazioni politiche e qualche scelta approssimativa, le ripercussioni sono sia per la società, ma si moltiplicano, per le aziende che operano all’interno del mercato e per l’indotto che ruota attorno il Maas, le cui conseguenze spesso non sono prevedibili…”.

Qual è il rischio che si corre?

“Che il Maas non raggiunga il suo obiettivo, già ha subito le lungaggini della burocrazia (20 anni), difficoltà che in parte sono state superate tre anni fa con l’apertura del mercato ortofrutta e via via, perché di aprire si è aperto. Ma adesso bisogna raggiungere i quaranta anni di attività, l’età media di un mercato. C’è anche il rischio che questa grande struttura immaginata vent’anni addietro, diventi una cattedrale nel deserto, malgrado la partenza un po’ a rilento per nulla utile rispetto alle finalità che si erano immaginate”.

Ci spiega la mission del Maas?

“Senza dubbio: la casa dell’agroalimentare siciliano, la valorizzazione delle filiere. La valenza nazionale del Maas è stata concepita per legge nazionale , la Regione ha solo confermato il ruolo strategico. Oggi, dopo tre anni dalla piena entrata in funzione, possiamo ben dire è il punto di riferimento regionale con grandi ambizioni però a questo punto è necessario che si investa. Tengo a precisare che non chiedo soldi, ma solo attenzione per interventi mirati a fare ‘sistema’: il Maas si autofinanzia, ecco perché adesso alcune delle scelte da parte dei soci che compongono la base societaria  devono essere indirizzate. Ponendosi un solo interrogativo: cosa fare del Maas?”.

Già, che fare del Maas?

“Prima di tutto correggere i due grandi errori: il primo scaturisce dalla legge dei mercati troppo vecchia e parzialmente applicata in tutta Italia, andrebbe corretta. La soluzione è completare i dettami della 41/86 e cioè servizi e promozione, azioni di marketing, piani di espansione commerciale all’estero. Il secondo: rivedere il primo piano industriale anch’esso vecchio e troppo rigido, che non consente l’utilizzo delle restanti aree del Maas. La soluzione è in un nuovo piano industriale”.

Ritornando alle scelte da parte dei soci: cosa suggerisce?

“Non basta pensare al mercato come un’agenzia immobiliare da affittare solo ai commercianti ortofrutticoli e quelli del settore ittico. E’ necessario promuovere il Maas come un centro eventi da destinare all’agroalimentare per farlo diventare il mercato del Mediterraneo e garantire i nostri prodotti. Spesso si va fuori la Regione a promuovere i nostri prodotti. Penso al vino, al Vinitaly. Forse sarebbe il caso di portare i buyer in Sicilia e perché non al Maas, una struttura a due chilometri dal primo aeroporto della Sicilia, dal porto e dall’asse viario che collega tutta la Sicilia”.

E in sostanza la Regione? Cosa potrebbe fare?

“Intraprendere azioni a costo zero. Come detto nelle scelte. Faccio ancora un esempio. Il Maas potrebbe essere la casa della Forestale. Anziché spendere tanti soldi, in una logica di spending review, il corpo forestale potrebbe avere sede in contrada Jungetto. Una scelta del genere significherebbe risparmio economico per la Regione e per il Maas per ciò che riguarda la vigilanza che oggi è un onere non indifferente. E ancora: il comune di Catania potrebbe fare scelte partecipative sulla raccolta differenziata per abbattere i costi”.

Il Maas, essendo una partecipata della Regione, ha rischiato di chiudere

“Sarebbe stato non solo un disastro per quanto riguarda la logistica dei due mercati che non hanno più una locazione avendo trovato di fatto la loro naturale collocazione al Maas. Ma bisogna fare una precisazione. Il Maas è una partecipata – ribadisco -così come molti altri enti regionali, con la peculiarità però che non riceve finanziamenti e dunque non grava sui bilanci regionali. Il Maas pur essendo una società partecipata da enti pubblici rimane, comunque, una società di diritto privato, che svolge funzioni di pubblica utilità, ma che ha sempre sostenuto e collaborato con tutte le istituzioni che a qualsiasi titolo orbitano nel settore”.

Come va avanti oggi il Maas, non usufruendo di finanziamenti regionali?

“Oggi il Maas vive dell’operosità dei suoi utenti che rappresentano le due filiere portanti dell’agroalimentare, l’ortofrutta e l’ittico. La prima mission del Maas è stata rendere competitive le filiere ortofrutta ed ittico e oggi quello sforzo sta dando i primissimi frutti”.

Mercati a parte, cosa offre il Maas?

“Il nostro intento è il sostegno di tutto l’agroalimentare siciliano, basti pensare che questa struttura ospita in forma stabile l’organismo interprofessionale Nazionale, il comitato tecnico agrumi, per conto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, ha ospitato corsi di formazione degli agronomi, visite internazionali di operatori commerciali. Senza dimenticare che il presidente mondiale dei mercati all’ingrosso Manuel Estrada ha manifestato apprezzamenti e complimenti, così come, in passato, si è aggiunto il plauso della Commissione Europea della pesca che in visita ispettiva al mercato ittico si è complimentata. Riconoscimenti e apprezzamenti sono anche arrivati da parte dei principali mercati italiani”.

Cosa c’è in cantiere per il Maas? Accorgimentii?

“Il più importante riguarda l’ambito strategico per il Maas non può che passare dall’efficientamento energetico, che è da valutare in termini di risparmio e di sviluppo. I volumi di energia e rifiuti sono da parametrare ad una piccola città e visto l’enorme spazio libero per la crescita delle filiere, avere accorgimenti che possano ridurre il costo energetico ed ottimizzato la problematica rifiuti, renderà sempre più competitivo l’innesto di altre insediamenti produttivi.

Quale futuro per il Maas?

“I piani di sviluppo del Maas non possono che passare dalla messa in cantiere di un nuovo piano industriale, strumento che per idea di questo cda non sarà rigido, ma versatile alle esigenze di mercato, con l’ attivazione di azioni per step e temporalità. Chiediamo alla società che dovrà realizzarlo di darci azioni che produrranno frutti nei primi 100 giorni, 1 anno, 3 anni e 5 anni. il tutto per non ripetere gli errori dell’attuale piano industriale, una su tutte non è versatile alle oscillazioni di mercato. E in tutto questo abbiamo bisogno di avere le spalle coperte. Anche con le banche per ridefinire questioni antiche come per esempio il mutuo da pagare”.

Oltre alla vendita c’è anche la solidarietà “Il Maas ha anche sviluppato attività solidali come il sostegno alla Caritas diocesana catanese e gli aiuti a tutte le associazioni che ne fanno richiesta e ha collaborato anche con il banco alimentare. Un’attività parallela diventata quasi un’esigenza: gettare nel cassonetto, e dunque trattare come fossero rifiuti tutti quei prodotti, soprattutto dell’ortofrutta, che non essendo più commerciabili, ma certamente commestibili, dovevano andare al macero ha concluso Zappia – non ci è sembrato giusto. Ecco perché con una cadenza quasi quotidiana (da tre a cinque volte a settimana) riusciamo a bandire, tramite le associazioni di volontariato, le tavole dei poveri”.