I precari della pubblica amministrazione hanno diritto ad essere tutelati e la legislazione italiana in materia non va in questa direzione. La Corte di giustizia europea ha bocciato, in parte, la norma sul precariato perché in contrasto con la direttiva comunitaria sulle tutele contro gli abusi nell’utilizzo dei contratti a tempo determinato.

La sentenza comunitaria riguarda circa 250 mila precari in Italia, oltre 20 in Sicilia e rischia di far saltare il banco. La riforma voluta dal Ministro Gianpiero d’Alia, infatti, prevedeva una stabilizzazione parziale che adesso potrebbe essere messa in dubbio a vantaggio e tutela dei lavoratori.

Per il Ministro D’Alia, però, non esiste alcun problema e proprio il decreto 101 trasformato in legge risolve il problema attraverso il superamento definitivo della fase del precariato. una interpretazione che, però, secondo la Cgil sarebbe assolutamente lacunosa visto che alla luce della nuova sentenza il problema non può essere superato se non con la stabilizzazione di tutti che proprio il decreto 101 rende impossibile.

Le sentenze della Corte Ue in realtà sono due e risalgono al dicembre scorso. Una prende le mosse dall’esposto di un musicista di Aosta  impiegato nella banda municipale della città la seconda riguarda la posizione di un postino a tempo determinato ma i pronunciamenti riguardano l’intero mondo del precariato pubblico.

Sotto accusa non c’è il decreto D’Alia ma il decreto legislativo sul pubblico impiego 165 del 2001 secondo il quale la violazione delle norme fatta da una Pubblica amministrazione non è uguale alla violazione fatta da un privato e dunque, il rapporto di lavoro a tempo determinato non si può trasformare in tempo indeterminato neanche a fronte di palesi violazioni.

Ma il sindacato amplia la propria visione rispetto alla sentenza della Corte di Lussemburgo che considererebbe “illegittima la legislazione italiana in materia di precariato pubblico, accertando che l’ Italia e la normativa interna non riconoscono ai
lavoratori pubblici precari le tutele e le garanzie previste dal legislatore europeo. Necessita – secondo la Cgil – in via urgente, assoluta e primaria una revisione epocale della normativa di riferimento in materia di lavoro a tempo determinato nel pubblico impiego”.

Quale che sia la corretta interpretazione si rischia il braccio di ferro fra Italia ed Ue e, ancora prima, lo scontro con i sindacati in occasione dell’incontro della prossima settimana nel corso del quale il Ministero della Funzione pubblica dovrebbe comunicare gli esuberi non riassorbibili nelle P.A. per effetto della spending review.

mav