“Inventarsi una realtà parallela per sopperire alle continue sconfitte della vita”. Questo narra la scrittrice catanese Laura Rapicavoli, nel suo primo libro di narrativa dal titolo “Racconti di parallela quotidianità”, presentato all’Herborarium Museum di Catania in collaborazione con l’associazione Akkuaria. L’intervista di BlogSicilia.

Lei è attrice teatrale e autrice di poesia, perchè il bisogno di raccontare l’insoddisfazione che oggi molti giovani vivono?

“Adoro scrivere, ma poesia e racconto sono due generi totalmente differenti per quanto mi appassionano entrambi. Quando recito posso interpretare vari ruoli e posso essere una Laura diversa. Oggi in realtà tutti sono attori. Spesso però per necessità. Ho sentito il bisogno di narrare brevemente delle storie, dove si evince la difficoltà che noi giovani viviamo. Fra quelle righe ci sono storie reali o che si ispirano a fatti veri.

I suoi personaggi però hanno anche un riscatto. Quale?


“Sì soprattutto nel tema della gravidanza. Spesso ciò può fare paura o distanziare una coppia, ma può anche salvarla. Oggi è l’io a prevaricare, invece bisogna essere capaci di pensare anche all’altro, e ciò non è una sconfitta, tutt’altro”.

Nella prefazione, Alfio Patti, afferma che vi è un ‘dualismo esistenziale che attanaglia l’uomo del nostro tempo, quasi a lasciare orfani della propria identità i giovani della società del XXI secolo’. 

“In questa società siamo abituati ad indossare una maschera, spesso non solo per lavorare, ma anche nelle amicizie. Nei miei racconti i protagonisti sono in cerca di valori, d’amore, di sentimenti di amicizia, ma soprattutto ricercano una realizzazione personale e professionale e sono spesso costretti a piegarsi. E’ questo che desidero far capire: se la società non aiuta le nuove generazioni a trovare la propria strada, queste saranno perennemente infelici, ma soprattutto incapaci di migliorarla. I miei personaggi, spesso sognano ad occhi aperti, analizzano e si analizzano, ma in un’ottica di crescita. Tutti noi abbiamo dei pensieri che non sveliamo, però alle volte questi pensieri sono quelli che ci consentono di restare liberi”.