Dieci minuti di applausi con la classica standing ovation, ed i cori “Franco…Franco”. Grande successo per “Belluscone – Una storia siciliana” di Franco Maresco, presentato al 71° Festival del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti.

Il film, in sala dal 4 settembre, distribuito da Parthenos, racconta il rapporto tra Berlusconi e la nostra Isola, finendo per essere il ritratto spietato di un’Italia dove nulla sembra essere cambiato, se non in peggio.
A condurre ‘il viaggio’, lo storico e critico cinematografico Tatti Sanguinetti, che nella pellicola arriva a Palermo alla ricerca del regista, personaggio notoriamente schivo e riservato, misteriosamente sparito. La ricostruzione della genesi del film, e delle vicissitudini legate alla sua realizzazione, permette a Sanguinetti e agli spettatori di assistere allo svelarsi di nessi e ‘relazioni’ non sempre inaspettati.

Le feste di piazza, la mafia, Berlusconi, l’inizio della tv commerciale, la fine della Dc e della prima Repubblica. A tenere il fiato sospeso, i ‘segreti’ di Berlusconi, che c’entra sempre. Lo sa bene Ciccio Mira – arrestato nel 2013 per la vicinanza ad ambienti mafiosi – imperterrito sostenitore del “Cavaliere” in primis, di professione manager di cantanti neomelodici, anche loro fans di Berlusconi, che mandano in visibilio le ragazzine dei quartieri popolari palermitani.

Dire che ”Berlusconi sia il male piovuto sulla terra e’ stupido. Lui semplicemente e’ la perfetta incarnazione degli italiani. Basta guardare un film degli anni ’60, I mostri di Dino Risi, ritratto dell’antropologia dell’Italia arrapata, codarda, pericolosa. Berlusconi non ha portato niente di nuovo”.

E’ il sintetico commento rilasciato telefonicamente alle agenzie di stampa da Maresco. Che a Venezia ha scelto di non esserci, annullando persino la conferenza stampa inizialmente prevista.
Maresco non e’ al Lido perche’ ”la vita viene prima dei film. Purtroppo in questi ultimi mesi ho trascurato troppo me stesso – ha spiegato – persone che mi stanno vicine, la mia salute. Venire avrebbe potuto portarmi di fronte a qualcosa che non avrei retto”.

Nel documentario-diario ritratto firmato da Maresco, si passa per interviste a Marcello dell’Utri e Gaspare Mutolo (che parla dell’idea di un rapimento da parte della mafia di Berlusconi, negli anni ’70, poi abbandonata); alle scene alla Cinico Tv (trasmissione televisiva che consacrò al successo Maresco e l’ex sodale artistico Daniele Ciprì) e ai filmati d’archivio.

”C’e’, a destra, chi ha scritto che sono sul libro paga del Pd. Si mettano il cuore in pace, Berlusconi nel film e’ un pretesto come per un jazzista una canzone – dice Maresco -. A me di andare a stabilire una verita’ giudiziaria, non fregava niente, sarei stato l’ennesima testa di c…. che ci provava. Questo e’ un film sulla mia terra, sull’umanita’ che abita qui e che poi diventa universale”.

Per realizzare “Belluscone” ci sono voluti ben tre anni. Ancora Maresco racconta: “Ero partito con l’idea ingenua di raccontare il rapporto di Berlusconi con la Sicilia, ma mi sono ritrovato nelle mani un film che non mi interessava, non essendo giornalista d’inchiesta. Avevo fatto di decine di interviste, tutte belle, ma mancava l’anima. L’ho ritrovata puntando su Ciccio Mira, pero’ nel frattempo erano finiti i soldi, visto che ci eravamo autofinanziati anche con sottoscrizioni. Siamo andati avanti a tappe forzate e umorali, che tendevano verso il precipizio, finche’ e’ arrivato l’ultimo segmento, con Tatti Sanguineti. Il film è la storia di tre fallimenti – conclude il regista -. Quello politico ed umano di un Berlusconi sul viale del tramonto, quello della vecchia cultura di Ciccio Mira, e il mio da regista, che mi eclisso”.

Un film sicuramente da non perdere, e che celebra, volente o nolente, ancora una volta, la tragica farsa di un paese senza memoria e senza consapevolezza.