Che ci fosse baruffa nell’aria (per adoperare un claim pubblicitario degli anni ’80) i bene informati lo sapevano da un pezzo, la certificazione della spaccatura però è arrivata solo poco fa e a scatenarla è stata la nomina dell’avvocato Nino Caleca ad assessore regionale.

In Articolo 4, la formazione nata poco prima delle amministrative 2013, si può dire che convivono due anime: quella che fa capo a Lino Leanza ed al quale fanno riferimento Totò Cascio, Luisa Lantieri, Giambattista Coltraro, Carmelo Currenti e Totò Lentini e la componente che ha messo nero su bianco il proprio dissenso nei confronti del ‘metodo’ che ha portato Caleca a Palazzo d’Orleans.

“Il Movimento Articolo 4 non è rappresentato nel nuovo governo della Regione siciliana”, dice in una nota il capogruppo Luca Sammartino che guida l’altra anima del partito in cui si riconoscono Valeria Sudano, Alice Anselmo, Paolo Ruggirello e Pippo Nicotra.

“Anche il presidente Crocetta – continua Sammartino – ne è perfettamente cosciente e lo conferma un passaggio della sua nota nella quale ricorda come l’assessore designato non sia stato concordato ufficialmente con Articolo 4”.

In un comunicato diramato nel pomeriggio Sammartino ricostruisce la diatriba allegando anche un documento stilato due giorni fa “l’unico – si legge – prodotto all’unanimità, e dunque firmato da TUTTI gli 11 deputati di Articolo 4 ed indirizzato al Presidente della Regione”.

I componenti del gruppo parlamentare scrivevano così a Crocetta: “Ti rappresentiamo come, anche in ragione della consistenza del contributo politico da noi lealmente apportato alla maggioranza di governo costituisca una richiesta imprescindibile l’ottenimento di una più forte rappresentanza affiancando alla delega all’Agricoltura una ulteriore nostra presenza in seno alla costituenda Giunta”.

Sammartino, assieme a Sudano, Anselmo, Nicotra e Ruggirello, oggi precisano che sulla nomina di Caleca “contestiamo fortemente non il nome ma il metodo con il quale è maturata la scelta dell’assessore designato”.

I cinque di Articolo 4 rivolgendosi poi a Crocetta chiedono “di fare chiarezza di fronte ai siciliani, unico vero riferimento della nostra azione politica e parlamentare”, precisando anche che la questione non è di “poltrone ma di rappresentanza politica”.

Detta così la spaccatura appare evidente, ma se c’è una dote in cui Lino Leanza eccelle è certamente quella della mediazione, capace come è di far suonare all’unisono posizioni inizialmente discordanti, matasse che ha sgarbugliato tante volte e che adesso, con altri attori, si trova nuovamente a dipanare.

Intanto mancano meno di 24 ore alla mozione di sfiducia contro il presidente della Regione e ‘il celo-manca’ fra i deputati è già iniziato. Il rebus principale adesso riguarda proprio i 5 firmatari di questo documento che potrebbero fare pendere la bilancia in un verso piuttosto che in un altro.

Una condizione in cui Articolo 4, a torto o a ragione, si è sempre ritrovata nei momenti importanti: chiedere all’allora candidato a sindaco di Catania, Enzo Bianco per avere conferme.