Ieri sera leggo la notizia! Mi alzo incredula, mi faccio il mio ormai abituale goccetto di Gaviscon e mi risiedo al pc, trasecolata, nella speranza di aver letto male, che ci sia un errore, nell’’attesa di una smentita che non tarda ad arrivare, ma che purtroppo è più prevedibile che convincente.

Il Governatore Zaia, all’’inaugurazione di una scuola, chiede tramite un suo messo (lui smentisce, ma ci sono testimoni) che al taglio del nastro sia suonato il “Va pensiero” al posto dell’’inno di Mameli. Si giustifica: è stato suonato (dopo), quando lui era ben lontano dal potersi ONORARE di ascoltarlo.

E’ come se ai mondiali l’’inno invece di essere cantato all’inizio della partita, quando gli occhi sono lucidi, l’’emozione è alle stelle e i nostri “rappresentanti sportivi” tengono la mano sul cuore gloriandosi della maglia che portano, venisse cantato durante l’intervallo, mentre i giocatori fanno pipì, telefonano alle fidanzate o si prendono il cazziatone del CT: è uguale?

Ciò che mi lascia sconvolta e basita è quella ricorrente immagine che mi affiora ogni qual volta leggo notizie come queste: il cavallo di Troia.
Abbiamo letto nelle pagine di Vanity Fair, in questi giorni, che Renzo Bossi, “la trota”, meritevole, pluribocciato delfino leghista, a 20 anni consigliere comunale, la cui fulgida carriera è stata presa ad esempio da altro personaggio meritevole: il ministro DELL’’ISTRUZIONE Gelmini, NON TIFERA’ PER L’’ITALIA AI MONDIALI.

Anche qui il goccetto mi è servito: ma avevamo capito male, forse avrà altro da fare e in fondo il calcio non gli interessa, come non gli interessa l’’Italia da Roma in giù, che orgogliosamente afferma di non conoscere e non volere conoscere (goccetto).
Abbiamo letto, che Calderoli, come del resto Maroni, ministri (dalla radice etimologica di servitori) della nostra Repubblica, pagati dallo stato italiano, Roma Ladrona per intenderci, non avrebbero partecipato alla festa per i 150 dell’’Unità d’’Italia (anche qui il goccetto ci sta).

Abbiamo letto che gli insegnanti del sud, che per il 46% lavorano al nord, sono più bravi dei colleghi della Padania (CHE NON ESISTE: esiste l’’Italia). Che i loro titoli, poiché spesso “sono comprati”, non valgono fuori dalle loro province e che è meglio assumerli su base regionale. E il Piemonte di Cota accelera e fa da apripista in questa direzione (e siamo già a mezza bottiglia).

Ed è storia vecchia il dito medio di Bossi rivolto al nostro tricolore…
Ed ancora quell’’immagine: in cui Troia c’’è eccome, ma del cavallo nessuna traccia.
Troia è quella parte d’’Italia che ha venduto e rinnegato se stessa, la sua storia, la sua identità, per squallidi giochi di potere. In questo devo dire anche abbastanza bipartisan.

La Lega è l’’ago della bilancia, quella che fa salire o cadere un governo e i politici lo sanno bene, da destra come a sinistra. Lo sa la destra, che si tiene buona la fedele alleata, anche a costo di vendere a buon prezzo una parte d’’Italia, malgrado, sia il suo più grosso bacino di voti (io mi chiedo sempre il perché).

Ma lo sa, a “Troia”, a quella parte d’’Italia, sembra bastare poco: un “accordo della caponata”, cento euro regalate ai disperati in periodo d’’elezioni e una manciata di promesse che non necessitano di essere mantenute e la “munnezza” spostata da una parte all’’altra.
Non importa se ad esempio il sindaco “più “amato”” dai palermitani artefice (non è vero l’’ha ereditata) dell’’emergenza rifiuti e di 1000 altre bravate ce lo hanno messo loro, e non ci pensano nemmeno a sfiduciarlo…

Ma del resto ce lo meritiamo, perché a noi manca qualcosa che i leghisti hanno e anche “duro”, per pretendere una politica che in cambio di voti ci tuteli. Noi votiamo per Fede!
E facciamo pure gli sboroni orgogliosi: SE LA LEGA (che abbiamo votato, votando Berlusconi) NON CI VUOLE LA LEGA NON CI MERITA!

Anche noi vogliamo un partito del sud. Siamo noi a volere l’’Indipendenza: a noi non manca niente, la Sicilia ad esempio, ha tutto per camminare da sola (basti pensare che per governarla ci sono tre volte i dipendenti regionali della Lombardia con salari e baby pensioni da record).
Anzi Micciché si permette di dire che Garibaldi, più che un eroe, ha rovinato la Sicilia (qui il goccetto mi serve doppio).

Ma lo sa anche la sinistra, che flirta con Bossi e la Lega. Io ti do una cosa a te, tu ne dai un’altra a me. Io mi astengo al voto per il federalismo e tu cerchi di fare l’’opposizione che noi non sappiamo fare, ottenendo con il ricatto, quello che noi non riusciamo con la politica e un elettorato deluso.
Quello che manca in questa storia è il cavallo!

La Lega, infatti, che all’’art. 1 del suo statuto, approvato nel corso del congresso federale del marzo 2002, recita così ““Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania”, costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana””: non ha mai nascosto quello che vuole. Ha sempre giocato a carte scoperte, non ha fatto nessuna ’imboscata, non ha avuto bisogno di nessun cavallo. Gli abbiamo aperto le porte ed è entrata, e con tanto di tappeto rosso, nella stanza dei bottoni, nella testa e nel cuore dell’’Italia.

Acclamata, pagata, e votata da noi, per dire e fare queste cose.
Noi che trepidanti, aspettiamo la partita dei Mondiali per ricordarci di essere italiani e scordarcelo il giorno dopo, quando loro vincono la coppa del mondo di calcio per le nazioni non riconosciute. Dimenticando quello che c’’è scritto all’’art.1 della nostra Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Ma si sa, la Costituzione non è la Bibbia, i tempi cambiano, la Costituzione può cambiare, l’’Italia può cambiare e diventare federale e presidenziale, anche l’’inno e la giustizia possono cambiare e forse anche l’’idea di democrazia...

Possiamo rinnegare tutto, tranne chi siamo la nostra storia.

Io intanto guardo la mia bottiglia vuota e penso ad essa come se fossi io, portatrice solitaria di un messaggio d’’Unità, orgoglio nazionale e possibilità di rivalsa, in un mare minaccioso di smemoratezza storica e disillusione futura, senza sapere se quel messaggio arriverà mai a destinazione.

Come se fossi una vecchia partigiana nostalgica, canticchio l’’inno di Mameli, appendo il tricolore fuori e aspetto trepidante la partita di stasera, sperando di trovare ancora negli occhi dei giocatori e del pubblico che li applaude, l’’orgoglio d’’essere italiano.

W L’’ITALIA!