Un continuo susseguirsi di eventi, di dichiarazioni e di smentite. L’unica cosa certa è che ancora non c’è certezza sul Capodanno a Palermo. di chi è la colpa della mancata programmazione. della politica secondo le aziende che sono in elenco, o almeno secondo la prima in gradiuatoria che ieri ha deciso di rinunciare a causa dei ritardi della politica.

Una rinuncia che non è andata già al Comune che ha risposto, per bocca dell’assessore alla cultura, con una piccata precisazione

Ma a parlare ampiamente, oggi, è Francesco Panasci titolare della Panastudio, l’azienda che ha rinunciato all’organizzazione “Probabilmente, anzi certamente, ha toppato la politica – scrive Panasci -. Il Consiglio Comunale per il ritardo sul bilancio e tutto il resto. Solo per informarvi bene che il mio Gruppo editoriale ha iniziato la trattativa con l’artista a novembre cercando di “tenere in caldo” l’operazione”.

“Tuttavia, il tempo corre e la politica guarda, fino a quando venerdì 18 dicembre- continua nel suo racconto – ho avuto l’ufficialità della graduatoria e la decurtazione di ben 88mila euro dal budget da noi richiesto. Quindi per procedere all’ingaggio occorreva ritrattare il budget con la compagnia che, in ogni caso, non riusciva a soddisfarsi con il budget a disposizione”.

“Ad ogni modo, anche se avessimo avuto nella stessa giornata (venerdì 18) la disponibilità ad una integrazione delle risorse al nostro progetto (cosa che mi pare quasi impossibile) come potevamo far giungere a destinazione l’acconto di svariate migliaia di euro attraverso un bonifico internazionale tra sabato e domenica 20? E poi un bonifico internazionale impiega quasi tre giorni lavorativi ad arrivare, quindi la verifica del management l’avrebbe potuta accertare mercoledì 23 dicembre. A ridosso della vigilia di Natale. E se per caso l’artista, visti i tanti ritardi e poca puntualità sulla trattativa avesse posto un secco “NO” mandando “a quel paese” il progetto di Palermo, io cosa avrei potuto raccontare alla città? Tra l’altro rimettendoci pure l’acconto di molte migliaia di euro e la faccia, e con il rischio ulteriore che nessuna altra azienda avrebbe potuto servire il Capodanno alla città mettendo in seria difficoltà Assessorato, Sindaco e uffici della Cultura”.

“Allora, sarebbe più giusto dire, con onestà intellettuale – prosegue – che la prima colpa è della politica tutta ma ancora di più di questo Consiglio Comunale scarso e inefficiente (lo si evince anche dalle ultime su l’Arena di Gilletti). E ancora, non sarebbe serio e onesto predisporre gli avvisi pubblici per tempo e redatti con attenzione e con copertura finanziaria permettendo di includere anche una fidejussione a garanzia delle parti? E soprattutto perché arrivare sempre all’ultimo secondo in ogni attività prevista dagli Enti Pubblici?”

“Il Natale, il Capodanno, il Festino, la contribuzione ai Teatri etc… sono progetti ed attività che vengono programmate “da sempre” e la storia lo certifica. Mettere il “pepe nel sedere” alla macchina politico-amministrativa farebbe bene a tutti proponendoci come P.A. virtuosa e produttiva. Ecco dove sta il problema. Se l’Amministrazione Pubblica viaggiasse alla stessa velocità del privato certamente saremmo quella città, quella regione di cui essere fieri e orgogliosi”.

“Concludo dicendo che, trattare gli imprenditori della Cultura cittadina come ‘carne da macello’ è sintomo di scarso rispetto e menefreghismo dell’intera collettività. Il nostro progetto di Capodanno è stato pensato e poteva essere realizzato per tempo se tutto veniva predisposto a fine novembre. Cheb Khaled, non essendo “lo zio Pino”, che chiami per suonare nel salone parrocchiale di quartiere, trattato nei tempi e con il budget preventivato, avremmo goduto di un fine anno di spessore internazionale e di sicuro successo. Ad ogni modo il secondo progetto della graduatoria saprà far bene il suo lavoro a garanzia dei cittadini”.

“Di sicuro c’è che anche questa volta abbiamo perso una occasione. Questa ulteriore esperienza deve farci crescere. Tutti. Voi per primi che nel bene e nel male ci rappresentate. A noi invece non rimane che il dispiacere d’impresa che a Palermo, anzi in Sicilia, risulta davvero essere una impresa!”

“Un giorno – promette – vi parlerò anche di ritardo di pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione e fallimento d’impresa per colpa della burocrazia e mala politica”