Ha parlato di ‘contesto’ nel quale gli imputati non ‘c’entrano nulla’ facendo riferimento a se stesso (Raffaeale Lombardo) e a suo figlio Toti, l’ex presidente della regione Raffaele Lombardo oggi pomeriggio nel processo per voto di scambio che lo vedono imputato dinanzi al giudice monocratico Laura Benanti.

“In questo contesto – ha spiegato Lombardo ammesso dal giudice a dichiarazioni spontanee – c’è la nostra assoluta estraneità e sottolineo la nostra. Le ambientali dei pazzie le dichiarazioni del pentito Vincenzo Pettinati il quale viene invitato da tale Colombrita  credo ristretto al 41 bis, a percepire una dazione, la percepisce, a questo fatto partecipano Giovanni Trovato detto ‘zazzamita’, Roberto Ferlito figlio della ‘buonanima’ Alfio, e Vincenzo pettinati fedele al mandato di Colombrita consegna l’oggetto della dazione che viene distribuito nella misura di mille euro a tale Saro ‘da civita’, a tale Turi Caruso ‘malavita’ a tale eccetera eccetera e cioè mafia o non mafia uno degli strumenti attraverso cui il voto di scambio si realizza cioè la corruzione elettorale si realizza cioè si altera, si violenta la libera volontà dell’elettore che viene acquisito ad una causa diversa da quella per la quale sarebbe spontaneamente orientato ad esprimersi. È questo è il contesto rispetto al quale mi premetto e sottolineo la nostra estraneità.

Poi ci sono le dichiarazioni di Gaetano d’Aquino che conosco benissimo perché vengono ascoltate e richiamate nell’interrogatorio proprio in questa sede, o in altre sedi perché sono oggetto di un processo per voto di scambio semplice nel quale il giudice monocratico dottore Fichera io sono stato imputato.

Il d’Aquino parla di un voto che nel 2006 orienta verso tale candidato alle regionali su input di un uomo politico e lui ci rimette 16 mila euro di tasca versati a tale Antonino Santonocito il quale distribuisce denaro, beni di prima necessità per portare voti a quel candidato.

Devo dirle peraltro che questo processo che stava per concludersi  dinanzi al giudice monocratico se non si fosse poi individuata l’aggravante dell’articolo sette che ha fatto confluire gli atti di questo processo in quello per concorso esterno in cui sono stato condannato con una sentenza nella quale, ma questo è tra parentesi, le dichiarazioni del D’Aquino Gaetano vengono ritenute inattendibili.

Se così si fosse ritenuto nella sede del primo processo io sarei andato a sentenza è il processo nel quale sono stato condannato forse non si sarebbe celebrato per evitare di incorrere nel ‘né bis in idem’. Rio setto a questo contesto siamo estranei.

Il processo e la corruzione elettorale – ha aggiunto Lombardo – se posso permettermi, senza entrare nel merito di disquisizioni giuridiche è l’acquisizione tra virgolette attraverso la corruzione della libera volontà dell’elettore grande o piccolo che sia alla mia causa in cambio di una utilità, di un’assunzione ovvero anche di denaro.

Il processo è per questa acquisizione tra me e Privitera (imputato) che è con me da 45 anni e lo dimostrerò nel corso del mio interrogatorio dal 1970 e che resta con me a differenza di decine di altre persone anche dopo le elezioni del 28 ottobre del 2012 laddove il mio schieramento politico passa all’opposizione e non governa nulla tanto è vero che lui che dice nelle tante telefonate che è incerto è indubbio e torna a candidarsi perdendo quelle elezioni al quartiere nel mio stesso partito politico.

Credo che sia uno dei pochi casi nel passaggio tra una elezione e l’altra in cui viene confermata un’appartenenza. Non c’è alcuna acquisizione. Se posso permetrmi sarebbe come se io andassi da un notaio per fare un’acquisizione e quando il notaio mi chiedesse di esibire l’atto di provenienza dell’immobile che io devo acquistare si trovasse come venditore lombardo Raffaele. Lombardo Raffaele che compra da Lombardo Raffaele. Il notaio certamente mi accompagnerebbe alla porta”.

Le dichiarazioni spontanee sono arrivate al termine dell’udienza nella quale è stato sentito Agatino Todaro, un ispettore della squadra mobile che ha redatto la cnr della polizia sulla quale è stata impiantata l’indagine per voto di scambio nei confronti dell’ex presidente della regione Raffaele Lombardo e di suo figlio Toti, deputato regionale.

Nel contro esame degli avvocati difensori degli imputati gli avvocati Mario Brancato e Salvo Pace sono emerse molte incongruenze e tanti sono stati i ‘non ricordo’.