Il mutuo approvato dall’Ars a garanzia del decreto salva imprese del governo Crocetta rischia di non servire a nulla.

La denuncia della Confindustria siciliana che ha ‘svelato’ come solo il 3% dei debito degli enti locali siciliani verso il sistema delle imprese dell’Isola sia stato registrato sulla piattaforma del ministero dell’Economia, ha reso evidenti le responsabilità politiche ed amministrative dei comuni.

Il rischio è pesante: senza la registrazione, le aziende non possono certificare alle banche i crediti vantati e non otterranno anticipazioni dagli istituti bancari in un corto circuito che appesantisce ulteriormente il sistema economico siciliano. L’allarme, all’epoca della prima tranche di finanziamenti concessi dal governo Letta per la copertura dei debiti della PA, era stato lanciato in Sicilia dalla territoriale di Messina di onfindustria. Un anno dopo nulla è cambiato. Anzi.

E la scadenza del 30 aprile non sembra poter modificare sostanzialmente i problemi delle aziende dell’Isola. Secondo quanto previsto dal decreto 35/2013, infatti, entro questa data i Comuni siciliani dovranno comunicare l’elenco completo dei debiti certi, maturati al 31 dicembre 2013 e non ancora estinti.

Registrazione che equivale a certificazione e senza questa s’impedisce alle imprese di tentare l’accesso al credito bancario, unica alternativa per sopperire alle omissioni degli enti locali che, secondo la legge, dovrebbero pagare i propri debiti entro 30 giorni dall’emissione della fattura.

Per Confindustria Sicilia si tratta di “un delitto in tempo di crisi” e “una mancanza di trasparenza che finirebbe col giovare soltanto a chi ha l’interesse a mantenere forme ‘consolidate’ di clientela”. L’invito degli industriali siciliani è rivolto “anche ai segretari generali dei Comuni affinché vigilino, nell’interesse dell’Ente, sulla corretta applicazione degli obblighi di legge”.

Riguardo ai debiti che gli enti hanno con le aziende anche la Cisl Sicilia va all’attacco dei dirigenti dei Comuni.

“L’assessorato Funzione pubblica – scrive Maurizio Bernava in una nota – della Regione monitori costantemente e applichi sanzioni a dirigenti e amministratori dei Comuni che eludono un chiaro obbligo di legge. Oltre che di buona e utile amministrazione”.

Per la Cisl, è ”un costume amministrativo scorretto e un drammatico danno all’economia che non possiamo permetterci in una situazione di crisi sociale e occupazionale come quella che la Sicilia vive”. Scartare la legalità come pratica amministrativa ”è un fatto intollerabile”, scrive il sindacato. E la legalità ”vive di trasparenza – puntualizza Bernava – che è condizione essenziale per emarginare i clientelismi e il malaffare”. Oltretutto, non registrare le partite debitorie come richiesto dalla legge, aggiunge la Cisl, è ”un malcostume che espone la pubblica amministrazione a contenziosi e indebitamento”.