Una immagine vale più di mille parole. Come ogni proverbio, anche questo non è sempre vero, ma questo lo è il più delle volte.

Sabato mattina, leggendo su un treno per Londra, mia moglie ha notato un bel grafico a corredo di un articolo, ospitato su una piccola rivista venduta insieme all’edizione del fine settimana del Financial Times, intitolato “L’Informazione: la crescita persa nella recessione“, e me lo ha fatto notare.

Prima che riuscissi ad avere modo di dargli uno sguardo, era già Domenica sera, su un treno da Londra.

Il grafico è veramente interessante , ed ha effettivamente aperto una nuova dimensione alla mia comprensione degli effetti della recessione economica che abbiamo attraversato negli ultimi due anni.

Prendendo quel grafico ad esempio, ho deciso provare anch’io ad usare lo stesso punto di vista, così ho preso i dati degli ultimi 10 anni di crescita del PIL (sic!) da Eurostat, li ho analizzati ed ho creato un mio grafico, questa volta diviso in periodi annuali, e in pochi minuti mi sono ritrovato ad ammirarne lo scioccante risultato:

The lost decade

Ogni singolo paese nell’insieme considerato da Eurostat, tranne la Polonia, ha perso almeno 2 anni di crescita del PIL.

Di tutti i paesi, la Repubblica Italiana è stato il paese più colpito, ha perso 9 anni di crescita durante la recessione, è quindi come se tutti i cittadini contribuenti italiani per colpa di una qualche oscura magia nera avessero lavorato dieci anni per trovarsi alla fine proprio dove erano 10 anni fa.

Fondamentalmente, ogni legge finanziaria emanata dagli ultimi governi italiani, ogni sacrificio richiesto ai cittadini italiani da parte della classe dirigente italiana, in particolare alle giovani generazioni che hanno iniziato a lavorare dopo il 1999, ogni promessa di una ricompensa futura in cambio di una maggiore flessibilità del lavoro e una minore sicurezza del lavoro, è andato tutto in fumo.

Sette anni dopo la sua emanazione, quali sono gli effetti finali della cosiddetta riforma Biagi sulla crescita dell’economia italiana?

Zero, nihil, nulla.

Non è rimasto niente.