Un documento che contenga la modifiche da effettuare alla Riforma delle ex Province che istituisce Liberi Consorzi e Città Metropolitane e che individui anche il percorso d’aula semplice e veloce per giungere a questo risultato.

Lo ha annunciato il Presidente della Regione che lo porterà mercoledì a Roma per evitare l’impugnativa formale della Riforma che, probabilmente, arriverà comunque. Crocetta, però, annuncia che non ci sarà rinvio delle elezioni previste per fine novembre a meno che non sia il Parlamento, in sede di modifica della norma, a decidere per un rinvio. una affermazione più che sufficiente che al Consiglio dei Ministri a procedere comunque all’impugnativa da ritirare in caso di modifiche ‘soddisfacenti’ sulla falsa riga di quanto già fatto per la riforma degli appalti anch’essa impugnata in attesa di modifiche che al momento sembrano rimanere al palo.

E mentre si discute sulla riforma delle Province e si attende una modifica agli Appalti, il governo si prepara ad impugnare anche la Riforma regionale sull’acqua pubblica completando il terzetto di impugnative. Tre riforme sbandierate come successi finite semplicemente nella melma delle impugnative romane.

“L’annullamento del voto del 29 novembre per le elezioni di secondo grado per i liberi consorzi e per le aree metropolitane siciliane – per il coordinatore di Forza Italia Vincenzo Gibiino è – un atto dal quale il governo Pd-Crocetta non può sottrarsi e sarà l’ennesima certificazione del fallimento dell’esecutivo regionale”.

“La legge – dice Gibiino- è profondamente sbagliata. Dal giorno della soppressione delle province siciliane ad oggi, scelta operata da Crocetta e dai 5 Stelle, abbiamo assistito ad un continuo taglio di servizi sul territorio, ad una gestione confusa e inefficiente di materie, quali le strade e l’edilizia scolastica, prima affidate alle province. Una sonora disfatta il cui peso grava ancora una volta sulle spalle dei cittadini”.

Per l’opposizione la riforma finirà per tradursi solo in nuove tasse per i cittadini. Tagliati, infatti, i servizi che erano gestiti dalle ex Province e ridisegnato il sistema, i nuovi organismi dovranno reperire risorse che prima provenivano dai trasferimenti regionali e potranno farlo solo con tasse su tasse per mantenere i servizi come strade, scuole o servizi di distribuzione nei comprensori più piccoli.

La Regione non potrà aiutare nessuno. Le casse sono vuote come certificato dall’assestamento di bilancio approvato ieri sera e parte delle risorse una volta destinate alle province in questi anni sono finite nel calderone del buco regionale.

Ma come è potuto succedere, dopo l’abolizione del controllo preventivo sulle leggi da parte del Commissario dello Stato, che tutte le norme approvate finissero impugnate dal Consiglio dei Ministri (va aggiunto il bilancio pluriennale di previsione 2015-2017) ?

Di fatto quella abolizione salutata come un successo si è rivelata infausta. Fino allo scorso anno, infatti, il controllo avveniva prima che una legge entrasse in vigore e producesse effetti ed era effettuato da un organo ‘terzo’ che analizzava una norma da un punto di vista tecnico e legale, dava un parere di legittimità. Un organo che si poteva essere influenzato come qualsiasi essere umano ma comunque super partes. Non un Commissario di Governo ma dello Stato dunque un organo non politico.

Oggi quella funzione è postuma ed è affidata al Ministero degli Affar regionali e,. in ultima analisi, al Consiglio dei Ministri un organo prettamente politico che valuta le leggi dopo che sono entrate in vigore e stanno già producendo effetti. Oggi a Roma c’è un governo dello stesso colore politico di quello palermitano eppure tutto viene impugnato. certo non è un governo amico del Presidente della Regione ma un governo che comunque deve dialogare con parte del proprio partito sul territorio. Cosa accadrà quando Roma e Palermo saranno in rotta di collisione totale?

Per il momento si tratta. La voglia di andare allo scontro è passata ai palermitani anche perché non si tratta solo sulla Riforma. In ballo c’è il bilancio di previsione 2015 e l’assessore Baccei è a caccia di ben 3 miliardi di euro. come si può far valere le proprie ragioni (giuste o sbagliate che siano) nei confronti di chi deve salvarti…il bilancio?