Una impugnativa dopo l’altra cade sotto i colpi del Consiglio dei Ministri la stagione delle riforme del governo Crocetta e della sua maggioranza. Dopo l’impugnativa del bilancio triennale (quello 2015 non è stato impugnato solo per evitare di far cadere il governo) e della Riforma degli appalti, si naviga velocemente verso lo stop alla riforma delle ex province mentre appare quasi scontata l’impugnativa anche della legge sull’acqua pubblica.

Tutte le riforme siciliane, insomma, si presentano come un fallimento assoluto, in grado di promuovere solo scontri fra Palermo e Roma e dubbi sulla legittimità costituzionale da un lato e sulla capacità di far valere l’autonomia siciliana dall’altro.

Pesa soprattutto l’impugnativa più che probabile della Riforma delle ex Province,quella norma che da vita ai Liberi Consorzi ed alle città metropolitane. La giunta di governo ha stabilito che si voterà il 29 novembre per eleggere sindaci metropolitani e presidenti dei Libero Consorzi ma immediatamente dopo la Sicilia è stata convocata a Roma per chiarimenti.

Dal momento che numerose norme della legge presentano forti criticità e seri dubbi di costituzionalità, così come abbiamo già fatto nelle settimane scorse con una lettera inviata al Presidente del Consiglio Renzi e al Ministro Alfano, invitiamo nuovamente il governo nazionale a valutare bene la coerenza della legge sui “Liberi consorzi e Città metropolitane”, approvata il 30 luglio scorso. Fermo restando le decisioni che saranno assunte dal governo nazionale, la nostra Associazione si appresta ad avviare i ricorsi e le opportune azioni contro il decreto del Presidente della Regione relativo all’indizione delle elezioni dei presidenti dei liberi consorzi e dei sindaci metropolitani, facendo valere in tutte le sedi competenti anche i vizi di legittimità della legge”.
Questo il commento dell’AnciSicilia che conclude: “Precisiamo, infine, che tale ricorso sarà proposto anche da numerosi sindaci dell’Isola”.

Sarà l’assessore regionale alla Funzione Pubblica e alle Autonomie Locali Giovanni Pistorio ad incontrare, mercoledì pomeriggio, a Roma il sottosegretario del Ministero degli Affari regionali Gianclaudio Bressa. Il governo nazionale vuole chiarimenti sulla Riforma che violerebbe almeno in tre punti il dettato costituzionale.

L’iter appare essere identico a quello seguito per la Riforma degli appalti. Anche in quel caso l’assessore Giovanni Pizzo venne convocato a Roma per chiarimenti e l’incontro andò apparentemente bene, ma dopo una settimana il Consiglio dei Ministri impugnò ugualmente la norma introducendo un tavolo di confronto per correggerla.

Anche in questo caso sembra che la Riforma sarà impugnata, probabilmente nella riunione del Cdm della settimana prossima, l’ultima di settembre. ma in questo caso l’eventuale tavolo di modifica potrebbe stoppare l’applicazione della norma visto che uno degli elementi di probabile impugnativa è proprio la composizione del corpo elettorale eleggibile. Insomma la nuova legge, come segnalato dalla lettera dell’Anci. avrebbe un grave difetto di partecipazione democratica oltre che un difetto di attribuzione nelle risorse.

Tempi forse diversi per la riforma dell’acqua pubblica che va anch’essa verso l’impugnativa. L’abolizione del Commissario dello Stato salutata con favore da questa maggioranza siciliana, dunque, si sta rivelando un boomerang mettendo nelle mani di un organismo politico come il Consiglio dei Ministri le scelte sulle impugnative e i contenziosi. Uno strumento che può essere usato per tutelare la Costituzioni ma anche per arginare l’operato del governo siciliano.

Palermo, a questo punto, avrebbe due scelte: una sarebbe adeguarsi e fare slittare ancora tutto ammettendo l’ennesimo errore e sancendo definitivamente il fallimento della stagione delle Riforme oppure resistere davanti alla Corte Costituzionale e far valere l’unico vantaggio dell’abolizione del Commissario dello Stato proseguendo lungo la strada di applicazione della norma e dunque alle elezioni in attesa della sentenza della Corte Costituzionale.

La norma, infatti, è già in vigore contrariamente a quanto accadeva con il Commissario il cui controllo era preventivo e dunque può produrre effetti anche se impugnata. certo questo rischierebbe di creare organismi che potrebbe trovarsi delegittimati anche meno di un anno dopo il loro avvio.

Crolla comunque un intero impianto di governo siciliano e il rapporto fra Palermo e Roma si incrina sempre di più se possibile proprio quando un altro assessore, Alessandro Baccei, deve andare a chiedere aiuto per i conti che non tornano