Torna lo scontro nel pd ed a pagare il conto sembra destinata ad essere, ancora una volta, la Sicilia nel suo complesso. La sconfitta elettorale di Gela, infatti, come tutte le sconfitte, non sembra avere padrone. Crocetta scarica il sindaco uscente Fasulo che nelle sue parole diventa colui col quale sis arebbe persoe e torna ad attaccare apertamente Davide faraone e soprattutto il governo Renzi.

Ma il governatore non si ferma alle analisi politiche e torna a portare sul piano del bilancio regionale lo scontro.”Non possiamo fare la manovra di assestamento di Bilancio in questo momento, non abbiamo ancora l’accordo sui 300 milioni di euro che roma ci aveva promesso”.

Dal 30 giugno, dunque, la Regione chiude i rubinetti della cassa e non si potrà pagare praticamente più nulla con rischi concreti anche per gli stipendi (quelli di fine luglio, giugno è ancora garantito, sembrerebbe), e la colpa è di Roma che continua a togliere soldi alla Sicilia.

“Non abbiamo i soldi per la Formazione perché lo Stato ci ha tolto 1 miliardo di Fondi Pac, sui rifiuti non è stato ancora fatto un accordo senza il quale dal 30 giugno in poi dove li mettiamo i rifiuti?”

Ma Crocetta non si ferma qua. A Gela si è perso perché il governo ha permesso all’Eni di dismettere durante il periodo elettorale, e l’Eni è una azienda parastatale non certo regionale e anche il flop delle Province è colpa di Roma che “ha ridotto 100 milioni di euro i trasferimenti, è chiaro che se non sono in condizione di fare i bilanci, falliscono quest’anno”.

“Con Renzi voglio essere molto chiaro – conclude il suo attacco -. Io sono profondamente rottamatore, ma qui non può esserlo solo chi aderisce a una corrente, mentre non viene considerato tale chi lo fa con la pratica politica. Se non avessi portato avanti i tagli, la Regione sarebbe fallita. Non sono disponibile a licenziare 24 mila forestali e 18 mila precari, dipendenti della Regione e delle partecipate, perché non sono disponibile a fare macelleria sociale”.

 Naturalmente parole che non potevano cadere nel vuoto ed ecco che i renziani tornano all’attacco definendo quello di Crocetta  “un penoso tentativo di scaricare su altri le colpe dei ballottaggi di domenica scorsa. Buon senso avrebbe consigliato il silenzio, poichè i risultati di due anni e mezzo di governo della Sicilia sono sotto gli occhi di tutti; solo il presidente Crocetta e la sua ristretta cerchia di collaboratori finge di non vedere”.

A parlare per primo è Giancarlo Garozzo, il sindaco renziano di Siracusa chiamato in causa da Crocetta un paio di volte a margine del mare di dichiarazioni crocettiane: “Prima di valutare ipotesi di nuove maggioranze è giunto il momento di chiederci se sia ancora il caso di sostenere questo governo”.

“Il messaggio lanciato con il voto di domenica è un segnale per un deciso cambio di passo. Crocetta, che finora ha deluso tutte le aspettative, non sembra esserne all’altezza”. Crocetta “ha la presunzione e l’arroganza di dare patenti di persone per bene a suo piacimento, ma farebbe meglio a guardarsi allo specchio; la stessa analisi del voto è strampalata quanto la sua azione di governo, se arriva a negare la sconfitta di Gela, che nei prossimi cinque anni sara’ guidata da un sindaco grillino. Ancora più patetico è il tentativo di accollare il dato elettorale ai renziani e al
governo nazionale”.

Sullo sfondo di questo scontro c’è il giallo delle dimissioni dell’assessore Leotta dell’Udc. una voce circolata con insistenza ieri ma smentita in aula dallo stesso assessore durante la trattazione del disegno di legge sulla riforma delle Autonomie Locali anche se  sembra proprio che gli uffici di gabinetto dell’assessore siano già in fase di smantellamento. A dare una indiretta conferma involontaria è poi lo stesso Crocetta che a domanda diretta risponde “Leotta fa bene ad andare via, lo ostacolano nel suo percorso”. Un modo per togliere preventivamente valore politico all’interno delll coalizione e del difficile rapporto con l’Udc alla eventuale concretizzazione di questa decisione