Sarà un discorso improntato sul futuro quello di Rosario Crocetta domani all’Ars dove lo aspetta – dalle 11 – la seduta del Parlamento in cui è calendarizzata la mozione di sfiducia presentata dai grillini e sostenuta dalla firma dei deputati della lista Musumeci e di Marco Falcone del Pdl. Alla conta perché il governo vada sotto, a meno di impossibili colpi di scena, l’opposizione non ha i numeri per mandare a casa il governo di Rosario Crocetta. Al presidente toccherà però convincerli – dopo l’ammorbidimento della linea del Pd che aveva tolto la fiducia al governo nel corso dell’ultima direzione regionale del partito – con programmi e progetti.

In un’intervista pubblicata questa mattina sul Giornale di Sicilia, Crocetta lancia una sfida importante: “Sono pronto a dimostrare che si può tagliare un altro miliardo di spese senza fare macelleria sociale. Sono soldi che toglieremo al sistema della corruzione, spiegherò all’Ars come faremo”. Nell’intervista Crocetta rivendica di aver ereditato una Regione praticamente al default e il riconoscimento delle agenzie di rating sul risanamento in corso.

C’è un passaggio “convincente” nell’articolo. Quello in cui il presidente della Regione siciliana rimarca: “Qualcuno si è accorto che quest’anno i forestali non hanno fatto neppure una giornata di sciopero e che non ci sono stati incendi?”. Sul tema dei forestali e sul finanziamento delle giornate di lavoro per questa categoria di dipendenti regionali, Crocetta e l’assessore regionale all’Economia Luca Bianchi hanno destinato dalle variazioni di bilancio che dovranno passare in aula 23 milioni di euro. Sul futuro dei forestali in ogni caso pesa la procedura della richiesta di immissione in servizio da parte degli enti interessati per destagionalizzare il lavoro dei precari e garantire a tutti la quota di giornate lavorative previste nell’arco di un anno. Al primo ottobre non era giunta alcuna richiesta. Sulla categoria, però, almeno dopo questa stagione estiva in cui gli incendi sono stati in netto calo, non si abbatterà la furia mediatica di chi li ha a lungo considerati in alcuni casi gli “autori”