“A mille ce n’è
In Sicilia di strade da crollare.
Venite con me
nel suo mondo fatato per sognar…
Non serve l’ombrello,
il cappottino rosso o la cartella bella
per venire con me…
Bastano un po’ di nomine e di follia.”.

C’era una volta un’isola dove abitavano solo mafiosi e delinquenti. Arrivò un giorno un uomo dai nerissimi capelli e dagli zigomi lucidi e tirati. Si chiamava Rosario e aveva un’arma micidiale: il fiuto sbirresco. Subito attorno a lui si radunarono i pochi eroi che fino ad allora avevano tentato di riportare la legalità in quella terra: il prode Ingroia, avvolto nel saco (il costume tipico del Guatemala), il cavaliere Peppe de Lumia, detto anche el purificador per aver deterso – con la sola imposizione delle mani – tanti deputati del centro destra transitati nel centro sinistra, l’eroina Marion La Bella che, a colpi di timbri sulle raccomandate, aveva sgominato il malaffare in quel di Agrigento e il valoroso Coldriver in sella alla poltrona di soprintendente del teatro Bellini di Catania, incarico difeso a spada tratta dalla carica dei barbari lombardiani.

Rosario e i suoi sceriffi senza esitazione iniziarono subito a lottare contro il male. Prima affrontarono a petto in fuori i raggi cosmici di Antonio Zichichi e sbaragliarono i temutissimi centri di gravità permanente di Franco Battiato, poi redensero i dirigenti e i politici che per anni avevano fatto da attaché dei cattivi Cuffaro e Lombardo e infine, nonostante le minacce senza francobollo che per posta a loro giungevano, sconfissero il germe del male annidato nelle strade e nelle autostrade siciliane, distruggendole tutte, una per una. C’era ancora qualche malfattore che ostacolava i nostri eroi: le migliaia di disoccupati, le centinaia di aziende in ginocchio e quasi 5 milioni di cittadini, tutti incazzati neri per le gesta compiute dal quintetto della legalità.

Ma loro, i fantastici 5, avevano già in serbo un piano per sbaragliare gli avversari: metterli tutti in fuga, costringendoli a lasciare per sempre l’isola. Anno dopo anno, governo dopo governo e nomina dopo nomina, ci riuscirono. Grazie al fiuto sbirresco di Rosario e alle prodezze dei suoi fidi compagni, la Sicilia divenne una landa deserta, popolata solo da loro e dai loro amici. E vissero tutti paghi e contenti.