Nonostante lo scandalo Saguto, “un’ombra così forte in un settore importante” e le altre devianze affaristiche, nell’Isola ci sono “storie di successo» nella lotta a Cosa Nostra: quelle “dei giudici, dello Stato e della società civile”. Ovvero, “l’antimafia vera, quella che prevale in Sicilia”.

Comincia così una lunga intervista al Ministro della Giustizia Andrea Orlando firmata da Mario Barresi per la Sicilia. Una interista che anticipa la presenza odierna del ministro nel capoluogo etneo per partecipare al ventennale dell’omicidio dell’avvocato Serafino Famà, prima tappa di una visita che porterà il Ministro anche in provincia e nel Messinese.

Una intervista che non poteva partire che dal caso Saguto che agita la Sicilia ma anche tutto il mondo della giustizia italiana. ma orlando non si sottrae ad altri temi di primaria importanza spaziando dal caso Crocetta-Tutino fino al Ponte sullo Stretto.

Sul Ponte “per ora mi sa che siamo tutti d’accordo sul fatto che prima di parlare di Ponte si debbano fare le strade. Poi questo tema si vedrà. Oggi abbiamo bisogno di colmare un deficit di infrastrutture e il punto di partenza non mi pare davvero quello del Ponte. C’è un lavoro da parte del governo non solo per un salto di qualità di carattere infrastrutturale, ma per consentire anche che le condizioni di investimento nel Mezzogiorno siano migliori”.

Sul governo della Regione e sui rapporti fra il Crocetta quater e il governo nazionale orlando è prudente  “mi auguro semplicemente che la giunta siciliana con questo passaggio ultimo abbia trovato una sua stabilità. Perché credo che quello sia il presupposto fondamentale a realizzare un obiettivo, l’azione riformista, di cui ha necessità la Sicilia”

A Palermo tiene banco il caso Saguto. Lei è stato molto duro – gli chiede Barresi – ha inviato anche degli ispettori. Che idea s’è fatto di questo enorme scandalo nella gestione dei beni confiscati alla mafia?
“È presto per tirare delle conclusioni. Il lavoro degli ispettori deve ancora concludersi e la vicenda deve svilupparsi dal punto di vista penale. E poi io non sono stato duro: ho ritenuto che nel momento in cui c’era un’ombra così forte in un settore così importante come quello del contrasto patrimoniale alla mafia, fosse nostro dovere, anche a titolo cautelare, intervenire”.

“Credo che l’antimafia, compresa quella delle misure di prevenzione – dice il ministro – sia una vicenda di successo della giurisdizione, dello Stato e della società siciliana che ha saputo mobilitarsi in momenti cruciali determinando un salto di qualità nella capacità di contrasto alla mafia. Una capacità che caratterizza la grande maggioranza della attività degli uffici giudiziari. La vicenda in sé è molto grave e non va sottovalutata, proprio perché rischia di dare un’ombra negativa su tutto questo lavoro, che è assolutamente quello prevalente. È l’antimafia vera, quella che prevale in Sicilia”.

Parlando di Crocetta non si può dimenticare il caso Tutino “Mi pare che questo sia un caso assolutamente ‘sui generis’, per il resto ritengo che l’intervento che si deve realizzare è un intervento finalizzato a ridurre il rischio di fuga di informazioni attraverso un processo di scrematura del materiale, tanto di quello destinato alla emanazione delle ordinanze, tanto di quello destinato a finire nei fascicoli”.

Il rischio di una nuova stagione di veleni, in realtà già iniziata, però è alto e lo avverte anche Orlando “Il rischio, quando esplode una vicenda come questa, esiste. A far sì che questo rischio sia evitato ci sono personalità forti e capaci come il presidente Di Vitale e il procuratore Lo Voi, che mi pare anche in questa vicenda abbiano dato segno di capacità di reazione. Lo stesso si dica per chi guida Corte d’Appello e Procura generale, magistrati autorevoli chiamati a supportare gli uffici direttamente interessati. L’equilibrio e la tempestività con cui si sta muovendo la Procura di Caltanissetta mi paiono ulteriori elementi di rassicurazione”.

Sull’assoluzione dell’ex ministro Mannino e sulle accuse da lui lanciate ai Pm che lo perseguitano “Si tratta di un processo che aveva una serie importante di implicazioni. Quindi non prenderei questo processo come un parametro sui tempi della giustizia in generale. Perché credo ci fosse un elemento di particolare complessità. Ogni processo deve avere la sua storia. Dopo di che io non commento i processi in corso e non commento le sentenze, anche per un dovere di carattere istituzionale”.

Anche su Mafia Capitale e sulla gestione del Cara di Mineo, il Ministro glissa “Come le ho detto non ho la facoltà di commentare indagini in corso per ovvie ragioni di carattere istituzionale. Però devo dire una cosa: ci sono elementi che possono sicuramente suscitare particolare reazione perché, se si dovessero confermare vicende di malaffare in un campo così delicato e così legato al senso di umanità, credo che la cosa non possa che suscitare ulteriore indignazione. Tuttavia, vorrei in questo caso ricordare che la storia che l’Italia può raccontare non sta solo in questa vicenda. Noi abbiamo dato nell’accoglienza una grandissima risposta di civiltà, anche a livello europeo, che non può essere oscurata da singole vicende di malaffare”.