Non basta l’ancora di salvataggio lanciata dal leader dell’Udc siciliana, ovvero di un allargamento della maggioranza alle forze del Nuovo centrodestra cercando di mutuare anche in Sicilia gli effetti dell’alleanza sancita da Casini e Alfano per le europee. No, in Sicilia a dire no all’ipotesi di un governo di salute, ci pensa il deputato Alessandro Pagano che mette fine alle speranze di un appoggio alla giunta Crocetta. Tranchant il suo giudizio: “In Sicilia l’unica alternativa sono le elezioni. Per quanto mi riguarda, il Nuovo Centrodestra non ha alcuna intenzione di essere complice della gestione fallimentare della giunta Crocetta, che tanta sofferenza ha procurato al popolo siciliano e tanta ne procurerà stando così le cose”.
Al voto al voto, dunque, sembra essere l’auspicio condiviso. Da quando ieri il presidente di confindustria Sicilia, Antonello Montante ha ribadito il suo dissenso riguardo l’operato del governo, pur precisando che si trattava di una critica a tutta la politica siciliana, i venti di critica al governatore sembrano inarrestabili. Ma è l’adesione all’ultimatum lanciato qualche giorno fa da Davide Faraone, componente della segreteria nazionale a Crocetta da parte di Montante (che pure in giunta può contare sulla presenza della sua assessore, Linda Vancheri) che ha fatto maggiore scalpore: dieci giorni di tempo per cambiare verso o tutti a casa per un voto nuovo.
Insomma un refrain a cui qualcuno comincia a credere seppure, ammettiamolo: immaginare i deputati che sfiducino Crocetta in aula è come pensare al tacchino che fa harakiri a Natale. Che però le parole di Montante (che oggi insieme all’altro siciliano dell’esecutivo Squinzi, Ivan Lo Bello, verrà ascoltato in commissione bicamerale antimafia), siano servite a fare pressioni anche sul Pd nazionale non c’è dubbio.
Il vertice annunciato con Crocetta e con il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti è stato fissato: si terrà domani al Nazareno alla presenza del vicesegretario Lorenzo Guerini, oltre che di Faraone. Incontro che segue il vertice di ieri in Sicilia fra i dirigenti del partito siciliano che unanimemente hanno chiesto a Crocetta di mandare in soffitta il suo governo bis per dare vita ad un nuovo rimpasto.
Si piegherà  Crocetta a questo ultimatum o il suo progetto di irrobustire il suo movimento (da dove persino il fedelissimo Antonio Malafarina pare sia fra i dissidenti in attesa di capire i tempi dell’ingresso nel Pd) creando un’alleanza organica con i piccoli movimenti satellite, dai Drs a Voce siciliana portandosi dentro che quello che c’è all’Ars del Centro democratico, possano costituire per lui una maggioranza autonoma, andrà in porto?
Ma l’aut-aut del partito siciliano stavolta sembra più severo che mai: si rilanci un patto programmatico, si rimetta in piedi con le riforme e gli uomini giusti una legislatura “fin qui fallimentare”, si rinnovi l’intera compagine del Pd in giunta, “o questa volta sarà disimpegno”, che anche in questo caso significa andare al voto, dopo appena un anno e mezzo vissuto ‘pericolosamente’. All’Ars, peraltro, già metà gruppo ha voltato le spalle al governatore che procede raccattando voti su più fronti. Ma fino a quando, si sono chiesti gli uomini del Pd isolano, che questa volta vogliono dettare i tempi: occorre che cambi tutto, soprattutto dopo la bocciatura inflitta dagli elettori all’esecutivo, è stato ribadito. Se non sarà così, si allinea il Pd agli industriali e ai sindacati, allora è meglio scrivere la parola fine. Insomma, ultima chiamata per Crocetta.