“Non mi preoccupano i 5 stelle, i grillini vedranno che la mia sarà una Sicilia a 6 o addirittura a 7 stelle”. Il governatore Rosario Crocetta lo disse nel giorno del suo insediamento lanciando il guanto di sfida ai poteri forti, alla ‘manciugghia’, agli avversari politici.

Lo disse ed iniziò la serie di attacchi personali a uomini, cose, leggi, sistema. Tanto che il grillini gli andarono dietro e per circa un anno furono la stampella di un governo dai numeri traballati. Fu proprio la riforma delle province uno dei provvedimenti che fece parlare di ‘caso Sicilia’ con un voto che vide i 5 stelle votare con la maggioranza.

Ma le 7 stelle di Crocetta sono affondate definitivamente ieri sera proprio su un emendamento grillino. Sì perché visto il disastro anche i grillini hanno abbandonato la nave ‘riforma delle province’ cambiando radicalmente idea. Ed è loro l’emendamento che ha affossato la legge.

Votato con l’opposizione sì, ma una opposizione convinta proprio dai deputati 5 stelle a restare in aula e giocarsi la carta del voto segreto quando in tanto volevano abbandonarla quell’aula. Insomma le sirene che hanno affondato il Titanic poi hanno cantato all’unisono in conferenza stampa ma l’emendamento e l’intuizione è stata grillina.

Ma non c’è solo l’opposizione contro Crocetta. Ormai la sua stessa maggioranza non lo tollera più. Sono sette i franchi tiratori proprio nella maggioranza che hanno votato a favore dell’emendamento che ha mandato ko il governo e affossato la riforma delle Province. Al momento del voto segreto risultano presenti in aula 29 deputati di maggioranza, i voti contrari all’emendamento sono stati 22.

In questo clima oggi tocca al bilancio, almeno in giunta. La riunione dell’esecutivo è fissata per 16 ma alle 15 l’Udc ha convocato i propri organi di partito. ieri sera lungo vertice di maggioranza e conferenza dei capigruppo. Il chiarimento politico c’è stato anche se i nomi dei franchi tiratori non sono emersi, ma è comunque un chiarimento di carta e che non cambia le cose.

Gli uffici valuteranno in giornata se occorre una norma ad hoc per i nuovi commissari nelle ex province o basta, come pensa il governatore, un provvedimento di proroga o sostituzione degli attuali con decreto del presidente o al massimo condivisione della giunta. La riforma va in soffitta e rischia di restarci. Formalmente dovrà tornare in commissione a maggio dopo l’approvazione di bilancio e finanziaria.

Come volevano le opposizioni adesso tutti concentrati proprio su bilancio e finanziaria ma la riforma delle province saltata porta con se anche un pezzo di finanziaria che era stato inserito proprio in quella legge, ovvero i tagli alle indennità negli Enti locali.

I tagli alle indennità dovevano essere agganciati alla riforma delle Province, linea dettata dagli uffici della Presidenza dell’Assemblea e dalla commissione Bilancio che avevano stralciato una norma contenuta nella finanziaria e voluta dal governatore Rosario Crocetta che stabiliva un tetto alle indennità che non doveva superare il 30% degli emolumenti di un assessore, norma ritenuta in modo trasversale troppo restrittiva rispetto alle riduzioni contenute nella legge Delrio.

Il flop della riforma delle Province ora rimette tutto in discussione. Per chiudere il bilancio il governo contava anche sui tagli ai consiglieri, adesso bisognerà rivedere i conti oppure Crocetta dovrà avere la forza di riproporre la norma in finanziaria.