“La città e la gente di Palermo sono da serie A ed anche il calcio tornerà nella massima categoria. Retrocede la squadra e non la città e i tifosi”. Affermazioni troppo facili dai protagonisti della retrocessione per ingraziarsi i palermitani, perché la città e i sui tifosi saranno i primi ad andare in cadetteria.

Tutta Palermo soffrirà  questa situazione. Addio alle grandi partite con le big del calcio (Inter, Juventus e Milan) che hanno sempre mobilitato una grande massa di tifosi provenienti da tutta la Sicilia. Serate e vittorie indimenticabili contro la corazzata di Moratti, i bianconeri della triade e i diavoli di Berlusconi. Addio anche ai campioni che hanno sfoderato tutta la loro classe al Barbera da Kakà a Ibrahimovic a Pirlo e Zanetti. Ora gli avversari si chiamano D’ Aiello, Dicuonzo, Baldanzeddu, Figliomeni, Scognamiglio e Gorzegno.

La città avrà sicuramente un’attrazione in meno, perché un conto è giocare con le big, un altro è ospitare il Crotone, la Juve Stabia, il Lanciano o lo Spezia. Chi andrà allo stadio per seguire questa partite? I media nazionali daranno risalto a questi incontri?

I 40 mila dell’Olimpico (della finale di Coppa Italia)  o i 25 mila  spettatori dello scorso match in casa con l’Udinese certamente non meritavano questo declassamento, ma è accaduto.

Diciamoci la verità, sotto molti aspetti Palermo è una città di serie B. Dalla mancanza di servizi efficienti, all’immondizia che ricopre le strade per parecchi giorni all’anno, alla mancanza di lavoro. In una città con mille problemi, la squadra di calcio rappresentava l’unico fiore all’occhiello, l’unica ancora di salvezza di un capoluogo sempre più degradato e afflitto da una crisi economica che non ha lasciato scampo. Non diteci che il Palermo in serie A è stato solo una stonatura e che ora le gerarchie con le squadre del nord, che abbiamo punito per diversi anni, si sono ristabilite.

I palermitani erano fieri della propria squadra e potevano vantarsene quando varcavano i confini isolani,  purtroppo adesso non sarà più così.