La riforma delle Province è cosa fatta. Anzi no! Continua la “telenovelas” della legge siciliana che dovrebbe riformare del tutto gli enti intermedi nell’isola. Dopo l’accordo nella maggioranza raggiunto l’altro ieri notte a Roma, la medesima maggioranza che sostiene il governatore Crocetta si è improvvisamente ricordata in aula di avere numeri tanto risicati da non permetterle di approvare procedendo a colpi di voto. Così ieri si è assistito ad un nuovo nulla di fatto.

Oggi toccherà di nuovo alla conferenza dei capigruppo, convocata per le 9,30 (c’è da aspettarsi un consistente ritardo nell’inizio dei lavori) affrontare di nuovo l’argomento alla ricerca di una condivisione della norma almeno con una parte dell’opposizione. Senza i voti che provengono dall’altra parte della barricata la riforma rischia di non nascere affatto.

Le apertura, in realtà, ci sono. Segnali erano arrivati da Musumeci già l’altro ieri e sono giunti dal Movimento per l’Autonomia ieri. Più velate le aperture forziste ma tutti chiedono, comunque, modifiche. Più complessa la situazione grillina. I 5 stelle hanno, infatti, messo in campo l’ennesimo atto di anti politica chiedendo alla rete di dire loro come votare. E la decisione che uscirà dai meet-up potrebbe non piacere a chi poi dovrà portarla in aula. C’è il rischio che il popolo grillino siciliano chieda loro di votare contro la riforma e dunque di aprire al ritorno delle Province. Un rischio che l’ex capogruppo Giancarlo Cancelleri sente. Attualmente nel sondaggio sono in vantaggio i si ma i dati definitivi saranno disponibili solo nella tarda giornata di oggi.

Di fatto dopo la conferenza dei capigruppo resterà ancora qualche ora per le proposte di modifica alla riforma. Scade, infatti, alle 13 il termine per presentare gli emendamenti. Nel pomeriggio si torna in aula e fra le idee che ancora serpeggiano c’è perfino quella di incardinare il tutto e poi rinviare alla prossima settimana il voto sull’articolato.

Quest’ultima appare una ipotesi almeno rischiosa. Per approvare la norma, per legge, c’è tempo solo fino a sabato. Quattro giorni appena compresa la giornata di oggi. Da lunedì scadrà, infatti, anche la proroga per l’ordinaria amministrazione dei commissari nelle ex province e si fermeranno tutti i servizi erogati da quegli enti. Stop, dunque, ai servizi nelle scuole superiori, alla manutenzione stradale, ai servizi ambientali nei comuni minori e a tanto altro. Uno stop non certo immediato ma la macchina resterà comunque priva di una guida.

In teoria lunedì prossimo, in assenza di una legge, la giunta Crocetta dovrebbe indire i comizi elettorali per il ritorno al voto nelle Province e, di fatto, resuscitare gli Enti nella loro vecchia conformazione e solo dopo potrebbe nominare nuovi commissari per la gestione della fase pre elettorale.

L’intenzione sembrerebbe, invece, essere un’altra ovvero far finta che i termini non siano scaduti come si fece per il bilancio approvato con quasi un mese di ritardo rispetto ai termini e contare sul fatto che il vuoto assoluto sarà colmato a una riforma che, anche se approvata la prossima settimana, non arriverebbe in gazzetta e dunque non entrerebbe in vigore prima di fine mese.

Per queste nuova violazione di termini non esiste, in realtà, una sanzione direttamente prodotta dalla legge ma in tanti parlano di violazione dello Statuto. Unito al ritardo del bilancio, alla mini finanziaria della quale non c’è traccia, allo spauracchio sventolato dal Commissario dello Stato riguardo all’ordine pubblico che rischia di non essere garantito nell’isola questi sono tutti elementi che potrebbero far balenare in mente a qualcuno, al Ministero degli Interni, che esista la “persistente violazione dello Statuto” unico elemento che permette a Roma un Commissariamento della Sicilia.

Una situazione limite, è chiaro, ma sul filo di lana Crocetta gioca ogni partita. Le approvazioni oltre il limite sembrano essere la specialità di questo governo e ciò non ha mai comportato conseguenze, almeno per la sua giunta ed il suo governo. E, c’è da scommetterci, non ne comporterà neanche stavolta.