C’è fermento nella sinistra del Pd siciliano soprattutto dopo la fuoriuscita del gruppo di civatiani guidato da Valentina Spata che in una lettera, pubblicata proprio sul blog di Pippo Civati, ha reso note le ragioni di una diaspora che a molti non è sembrata un fulmine a ciel sereno.

Del resto è stato proprio il leader della corrente a spiegare che “è una reazione a quello che sta succedendo da mesi nel Pd. Se in Sicilia escono i civatiani, è una risposta politica e non tattica. Il partito subisce metamorfosi a tutti i livelli”. Anche se Civati è categorico quando afferma che “non c’è la volontà di rompere il partito”, ricordando quel laboratorio siciliano da sempre in fermento.

Intanto altri pezzi importanti del Pd catanese hanno manifestato qualcosa più seria di un semplice mal di pancia. I tormenti, oltre ai temi nazionali, riguarderebbero anche il matrimonio con Articolo 4 (che specie alle falde dell’Etna è politicamente e numericamente consistente) che appare cosa fatta.

E’ il caso, ad esempio, di Danilo Festa, civatiano e già candidato sindaco a Motta S.Anastasia in una partita che ha lasciato fratture profonde sia nel partito che nell’intero centrosinistra, che su facebook ha già comunicato l’addio al Pd. Ma ci sono anche Natale Falà e Massimo La Piana, vertici del Pd a Misterbianco e sostenitori di Matteo Renzi alle primarie, che a breve consegneranno le loro tessere alla direzione provinciale.

Altri casi potrebbero affiorare nelle prossime ore sia nel Catanese che in altre zone della Sicilia, anche se in questo clima di smobilitazione arriva una nota del coordinamento regionale ‘Sicilia possibile-area Civati’ che sembra lasciare aperto qualche spiraglio.

“Una parte dei 2000 iscritti ha deciso legittimamente di continuare il proprio percorso fuori dal PD – dicono Piero David e Antonella Monastra – ma la totalità del gruppo dirigente regionale e la maggior parte degli iscritti è in una fase di riflessione per capire come continuare la propria battaglia per una  per forza politica davvero di sinistra che si incarni in un grande partito proprio come il Pd”.

David e Monastra ribadiscono tuttavia che “il problema dell’identità politica del partito, soprattutto in Sicilia, vada posta con forza”, ma sottolineano “che cambiare il Pd operando sia da dentro che da fuori sia l’obiettivo centrale di chi ha a cuore il mantenimento di una connotazione di sinistra”.

Adesso si guarda alla prossima mossa che, logica vuole, spetta al segretario regionale Fausto Raciti.