Per la prima volta in Italia, la Procura di Catania ha contestato ai 17 indagati nell’operazione anti pedofilia Cloud, tre sono le persone arrestate, il reato di associazione a delinquere costituita e operante sul web.

La polizia Postale di Catania ha monitorato l’archivio segreto, il sistema cloud, degli indagati postato sul web. Stanze virtuali in cui veniva immagazzinato il materiale pedo pornografico garantito dal l’anonimato e impenetrabile da parte delle forze dell’ordine.

“E’ un dato rilevante, una grossa novità – ha detto il procuratore di Catania facente funzione Michelangelo Patane’ – con un reato associativo stavolta non contestato sul territorio tra persone che si conoscono e che operano assieme frequentandosi, ma un reato associativo operato sul web. Un’indagine che ha consentito di arrestate tre persone, di indagarne in totale 17. Dati che abbiamo comunicato alle autorità straniere perché alcuni indagati vivono all’estero. Un’indagine che va al passo con i tempi, di internet. In un altro momento avremmo solo analizzato i pc degli indagati, dove non avremmo trovato nulla. Le tecnologie avanzate hanno consentito di verificare sul cloud il materiale”.

Per il dirigente della Polizia Postale di Catania, Marcello La Bella “quello del pedofilo è un profilo trasversale. Si tratta di studenti, professionisti, imorigerati pubblici. L’età è quella che va dai 20 ai 50 anni e più”.

“L’indagine parte da Catania – ha aggiunto La Bella – con un’attività di iniziativa, con il monitoraggio delle bacheche in cui erano postati dei messaggi dai contenuti pedopornografico e con gli arresti in flagranza per detenzione di ingenti quantità di materiale pedopornografico. Sono un centinaio le persone che potrebbero essere coinvolte con le indagini che confinano anche con le polizie degli altri Paesi”.