Certo che il nostro caro signor premier Berlusconi ha davvero una concezione tutta personale sull’uso della comunicazione. Non vede di buon occhio Annozero, non gli piace la Dandini, è contrario a Ballarò e pretende la totale chiusura.

Secondo il “pensiero berlusconiano, quindi, tutto quello che a suo giudizio appare inviso, merita la soppressione. Così come, secondo sempre il suo pensiero, occorre stare “muti” sul problema mafia. In buona sostanza non bisogna assolutamente parlarne, perché scrivere di mafia o raccontarla crea amplificazione e mitizzazione. Invece, dalle dichiarazioni rese note dallo spot pubblicitario di stamattina, si afferma che la mafia non è poi così pericolosa. Ma, invero, è conosciuta al mondo a causa delle fiction e della letteratura.

Ricordo al signor Berlusconi che tra una fiction e l’altra ci sono state le stragi di Capaci, di via D’Amelio, Milano, Firenze e Roma. Di sicuro Salvatore Riina, quando ne ha ordinato l’esecuzione, non credo che aspirasse ad essere ricordato in quella fiction che Mediaset gli ha pomposamente dedicato con Il Capo dei Capi. Riina, credo, non aveva bisogno di essere conosciuto nel resto del mondo, a lui bastava la compiacenza e la benevolenza di taluni personaggi politici, come le cronache giudiziarie dimostrano.

Perché le da così tanto fastidio parlare di mafia? Perché le da fastidio “Gomorra”? Già un’altra volta ho scritto un post dicendo che non starò zitto ed urlerò sempre parlando di mafia.

Urlo, perché il miei colleghi assassinati, carabinieri, giudici, cittadini innocenti di Firenze, Milano, Roma non possono più gridare e quindi, che a lei piaccia o no, io urlo ed urlerò per loro.

Io non capisco questa voglia spasmodica di tacere sulla mafia, non ne comprendo le motivazioni e mi chiedo perché neanche Maroni ci dica come mai a Palermo le richieste di pizzo sono in continuo aumento. Forse, che gli atti intimidatori con incendi dolosi siano da attribuire ad autocombustione dovuta al clima torrido?

No! Mi spiace, dissento da questo modo di affrontare il problema mafioso, è stando silenti che lo Stato l’avrà vinta. Lancio l’allarme perché bisogna fare molta attenzione, già in passato si è cercato di minimizzare e di far apparire la mafia come una banda di criminali di scarso cabotaggio. No! Non era e non è così.

Ricordo ancora, che prima degli anni ottanta la mafia veniva poco considerata nella sua pericolosità, perché all’epoca i sodalizi criminosi non rappresentavano un serio pericolo per le Istituzioni. E poi il “vivi e lascia vivere” era la quotidianità: l’importante erano i voti, l’importante era la pax mafiosa. Ogni tanto le “famigghie” scatenavano guerre intestine e lo Stato contava i cadaveri, ma guai a pronunciare la parola mafia. Persino un eminente Cardinale ne negava l’esistenza…

On. Berlusconi, sarebbe bello invece che lei o i rappresentati del suo Governo, andassero nelle scuole a parlare ai giovani della pericolosità della mafia per educarli al quel percorso di legalità che tanto piaceva al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Quando era a Palermo, aveva iniziato a farlo ma quella stessa mafia di cui non si dovrebbe parlare, glielo impedì…

Altro che tacere!

Immagine: gigx